Procida e la campagna toscana: cos'hamno in comune? No, non è un quiz, è un'emergenza che riguarda il paesaggio italiano, la nostra stessa identità. Navigando in rete, mi sono imbattuto in due notizie all'apparenza nettamente, distinte ma che in realtà sono profondamente collegate tra loro. La prima è quella che denuncia la situazione di degrado e abbandono in cui si trova il faro dell'isola di Procida. Un'isola di paradiso ambientale tra Napoli e Ischia. Un pezzo di passato in cima alla collina, con un panorama mozzafiato, che ha segnalato la rotta a generazioni di navigatori, turisti, intellettuali che hanno viaggiato in quel fazzoletto di mare tra Napoli, Ischia e Capri. La struttura, di proprietà statale, è in stato di completo abbandono - La seconda è l'iniziativa «delatoria», ma costruttiva di Oliviero Toscani e Salvatore Settis; quella sul «Nuovo Paesaggio Italiano», progetto che invita tutti i cittadini a fotografare e a segnalare i numerosi scempi che continuano a distruggere il nostro paesaggio. L'incendiario e l'accademico, una strana coppia, che ha chiamato il fiore degli architetti e degli urbanisti italiani a Suvereto, in provincia di Livorno, a discutere, e (perché no?) a litigare sui modi più efficaci per proteggere e custodire il paesaggio. Tra l'isola nel cuore del Mediterraneo e il panorama tosca no corrono poco meno di 500 chilometri, una bella distanza. Eppure, entrambe le iniziative segnalano la situazione in cui si trova il Bel Paese. Certo, Toscani si rivolge principalmente ai privati, al mondo dell'impresa, sollecitando risposte e soluzioni per il bene comune, mentre il caso del faro di Procida è un problema di incuria da parte dello Stato, anzi dello stato, quello con la s minuscola. Il rischio paesaggio in Italia deve essere una priorità nazionale: forse non se ne parla abbastanza perché il timore è che ci si mitridatizzi, ci si abitui al brutto che si sta mangiando il nostro Paese. Ben vengano, dunque, le spiate che chiède Toscani, ben vengano le inchieste e le denunce dei giornalisti che ci mordono la coscienza su guasti che ci sono diventati, purtroppo, familiari, tanto da non riuscire pi neanche a vederli. Affliggere i consolati, insegnava don Tonino Bello. Solo questa fitta, solo questo tarlo pu produrre un inversione di tendenza in un Paese che ormai si pensa condannato al brutto, con tanta bellezza che c'è ancora da salvare. Senatore gruppo misto DENUNCE Diffondere le foto degli scempi edilizi sul territorio ottima via per risvegliare le coscienze