-------------------------------------------------------------------------------- Famosi nel mondo sono il Colosseo e l'Arena di Verona. Ma i teatri di pietra sono una risorsa vincente del turismo culturale campano. Un circuito virtuoso di straordinario fascino, da Capua a Baia e Pozzuoli, da Teano e Sessa Aurunca a Benevento e Pompei, da Posillipo all'area archeologica di Nola, soltanto in parte recuperata. Spettacoli, concerti, visite guidate: itinerari di eccezionale interesse, valorizzati da seminari e incontri di studio curati dalle università e dalle amministrazioni locali. Una scommessa che sta per essere vinta, grazie all'impegno congiunto della Regione e del Ministero per i beni e le attività culturali. Se non interverranno ostacoli a sorpresa, sin dalla primavera sarà possibile riaprire i cancelli dei più importanti monumenti campani. E magari l'idea di un festival degli antichi anfiteatri sarà la novità più stimolante del turismo culturale dei prossimi anni. Il progetto parte da lontano, anche se i primi tentativi di restituire alla vita le arene del passato non sono stati agevoli. Basti pensare ai casi di Santa Maria Capua Vetere, dell'anfiteatro Flavio di Pozzuoli, dell'antico complesso termale di Baia, dello stesso teatro antico di Pompei. Ovunque entusiasmo, impegno degli amministratori locali e della Soprintendenza, studi preliminari, piani di sicurezza. Poi, dopo due o tre spettacoli, di nuovo la chiusura, l'abbandono, il degrado. Corsi e ricorsi scanditi da ritardi esasperanti, contrasti strumentali, beghe campanilistiche sulla scelta dei programmi da sviluppare. L'anfiteatro di Santa Maria, secondo per grandezza soltanto al Colosseo, è stato riaperto l'anno scorso. Il Flavio, invece, dopo un memorabile «gala» sancarliano nel luglio '83 (con la produzione della Piedigrotta dei fratelli Ricci, messa in scena da Roberto De Simone) sembra essere precipitato di nuovo nell'oblio, nonostante i tentativi operati negli ultimi anni, anche con una performance del grande Philip Glass, dal Comune di Pozzuoli e dalla Regione. Ma neppure a Pompei e a Benevento, dove la tradizione teatrale è più consolidata, i progetti di valorizzazione si sono realizzati. La svolta, nel segno del turismo culturale, ora punta sulle potenzialità economiche, oltre che sui valori storici dell'antico circuito teatrale campano. A Verona l'intero sistema turistico della provincia poggia saldamente sui programmi della stagione lirica dell'Arena. Il Colosseo si candida a diventare culla della tragedia antica. Non si potrebbe, in Campania, progettare una volta tanto alla grande, concentrando le risorse su produzioni artistiche di assoluto richiamo internazionale? Magari spazzando via rassegne improvvisate e sfilate locali, recite mediocri e sagre paesane, foraggiate con i contributi delle amministrazioni pubbliche e di qualche generoso sponsor privato? Le premesse non mancano, per ribaltare la situazione e rilanciare le sorti del patrimonio archeologico regionale. E i successi della formula ArteCard varata dalla Regione, nonchè le conferme quotidiane dei musei e dei complessi monumentali autorizzano a orientare sempre più la barra del turismo estivo sui grandi itinerari del passato.