Il centro storico costituisce la memoria storica vivente della città e nel contempo un organismo unitario da riqualificare nel suo complesso tutelato dallUnesco quale patrimonio dellumanità. In tale ottica è stato sottoscritto è bene ricordarlo un protocollo di intesa (2007) tra Regione, Comune di Napoli, ministero dei Beni culturali e Curia arcivescovile per la realizzazione di un programma di interventi condivisi tra i predetti enti, dotato di 220 milioni di euro (in gran parte fondi europei). Risultano già selezionati i primi progetti cantierabili facenti parte del programma (educandati femminili ai Vergini, centro di accoglienza per anziani ai Cristallini, teatro romano di Neapolis, museo Filangieri) per un importo di circa 36 milioni. Sono inoltre in via di ultimazione i progetti di restauro della Farmacia degli Incurabili, delle chiese di Santa Maria della Sapienza, SantAniello a Caponapoli, San Giovanni Battista delle Monache, nonché di un settore di Santa Chiara e di uno del Duomo. È da sottolineare altresì che tali interventi discendono dalla acquisita consapevolezza culturale che il centro storico deve ospitare tutte le funzioni pregiate di cui Napoli ha bisogno, a cominciare da quelle del sapere e della ricerca; e ciò in un processo che coniuga le esigenze di sviluppo con quelle della tutela del suo carattere di grande, irripetibile monumento allaperto. Quindi quella "Napoli città darte" su cui intende puntare anche il vicepresidente della Regione e assessore alla cultura, Giuseppe De Mita ("Il Mattino" del 4 luglio). Pertanto rivolgiamo un appello al presidente Caldoro affinché vengano sbloccati i primi fondi per 36 milioni, perché continuare a bloccare i fondi europei destinati al centro storico sembra corrispondere, come è stato detto, alla negativa "regia di un potere oscuro". Invece tali fondi consentiranno limmediata apertura dei cantieri con linizio degli interventi di restauro previsti dal citato programma centro storico Unesco, che comporteranno un rilancio culturale, ma soprattutto occupazionale della città. Un discorso a parte richiederebbe il problema dellarea occidentale, su cui mi riservo un successivo intervento, mentre è invece già esprimibile lapprezzamento per il progetto NaplEst, di recente presentato alla città da un gruppo di imprenditori privati, che prevede 20 iniziative di riqualificazione urbanistica della zona orientale di Napoli, in attuazione del piano regolatore, con investimenti privati per circa 2,5 miliardi di euro. È questa una prova concreta della validità dello strumento urbanistico vigente e della sua capacità di attrazione di capitali privati, che potranno conseguire profitti in piena legalità. Lautore è presidente di Italia Nostra a Napoli