Fondamentale la collaborazione tra i Cc addetti al Patrimonio storico Probabilmente sarebbe stato venduto a un prezzo molto più basso rispetto al suo reale valore. Invece il dipinto, non solo è stato recuperato, quanto potrà essere visitato da chiunque già a partire da oggi nella Galleria Nazionale, esposto in una sala di Palazzo Arnone appositamente allestita. Si tratta dell'opera pittorica realizzata da Mattia Preti nel 17. secolo dal titolo "Il trionfo d'Amore", finita in mani poco inclini all'arte, ma abbastanza esperte per ricavare quattrini in modo illecito. Grazie alla collaborazione tra i nuclei dei carabinieri di Cosenza e Torino appartenenti alla Tutela del patrimonio culturale, il quadro del maestro calabrese nativo di Taverna in provincia di Catanzaro, ha fatto rientro nella sua terra d'origine, seppure commissionato da un collezionista romano dell'epoca, l'abate Antonio degli Effetti, cultore e appassionato d'arte. A rinvenirlo i militari dell'Arma di stanza tra Piemonte e Valle d'Aosta, agli ordini del capitano Guido Barbieri. Lo hanno trovato appeso in un negozio d'antiquariato durante un controllo di routine. L'opera, a quanto pare, era pronta per essere espatriata, precisamente in Svizzera. I carabinieri sono arrivati prima che tutto ciò avvenisse, bloccando la trattativa sul nascere. A facilitare le indagini dei militari dell'Arma un certificato temporaneo d'importazione, scovato in un cassetto del negozio, tra l'altro falsamente prodotto. Che la tela fosse di pregio se n'erano accorti subito gli uomini del capitano Barbieri. Fondamentale la sinergia con i colleghi del Nucleo bruzio, diretto dal capitano Raffaele Giovinazzo, visibilmente soddisfatto per l'esito dell'operazione. «È un evento importante per Cosenza e l'intera regione», ha esordito ieri mattina in conferenza stampa, convocata a Palazzo Arnone alla presenza dello stesso Barbieri, rimasto affascinato dalla bellezza del centro storico cittadino, e del Soprintendente ai beni storici, artistici ed etnoantropologici della Calabria, Fabio De Chirico. «Con il recupero di questo quadro ha detto è stato compiuto un piccolo miracolo». E di evento straordinario, in effetti, si tratta, perchè se i carabinieri fossero arrivati in ritardo, a quest'ora del dipinto non ci sarebbe traccia. Non solo il rinvenimento dell'importante opera pittorica ha impedito al bene di uscire dallo Stato, per quanto sul dipinto il Ministero della Cultura si è avvalso del diritto di prelazione, qualora il quadro venisse venduto. I dubbi ai militari sono affiorati quando hanno chiesto al titolare dell'attività commerciale di produrre la documentazione comprovante la legittima provenienza e quindi la regolare proprietà della tela, fornendo elementi discordanti circa l'effettiva identità del proprietario. Delle risultanze ottenute dall'attività d'indagine è stata informata l'autorità giudiziaria, la quale, ravvisando l'ipotesi delittuosa di un probabile riciclaggio di denaro attraverso l'acquisto fittizio dell'opera d'arte, ha disposto il sequestro della stessa e avviato una serie di perquisizioni a carico di alcuni soggetti interessati a vari titolo alla movimentazione dell'importante quadro, acquistato, addirittura, per 300mila euro.