Opposizione all'attacco in consiglio comunale. «C'è chi ha taciuto» Quando si dice che, nella vita, è questione di punti di vista. Già, perché quello che sta accadendo a Lazise altrimenti non sarebbe spiegabile. «Punti di vista» a dir poco opposti. E non per niente almeno quattro delle persone che entrano in questa storia fanno parte, appunto, di quella che si definisce «opposizione». «Punti di vista» che, evidentemente, si contrappongono. E non c'è molto da ridere, quando ad essere agli estremi delle «angolature visive» sono istituzioni come un'amministrazione comunale e una procura. VERONA Quando si dice che, nella vita, è questione di punti di vista. Già, perché quello che sta accadendo a Lazise altrimenti non sarebbe spiegabile. «Punti di vista» a dir poco opposti. E non per niente almeno quattro delle persone che entrano in questa storia fanno parte, appunto, di quella che si definisce «opposizione». «Punti di vista» che, evidentemente, si contrappongono. La polemica in paese I manifesti attaccati in tutto Lazise in cui si chiedono le dimissioni del sindaco Franceschini e dell'assessore Adami. E' lui - che ha la dega all'arredo urbano - ad essere coinvolto nell'inchiesta su un cantiere a poche centinaia di metri dal Comune. Adami, geometra, è direttore dei lavori per quella che avrebbe dovuto essere una bifamiliare ma che, come è emerso dalle indagini, sarebbe sorta su un terreno a rischio idrogeologico E non c'è molto da ridere, quando ad essere agli estremi delle «angolature visive» sono istituzioni come un'amministrazione comunale e una procura. In questo caso l'amministrazione comunale di Lazise e la procura scaligera che con il pubblico ministero Valeria Ardito è arrivata a disporre il sequestro di sei cantieri in paese. Cinque hanno «riparato» con le ammende pecuniarie, ma uno è ancora bello e che chiuso. Quello che a poche centinaia di metri dalla sede municipale era stato imbastito sotto la direzione dei lavori dell'assessore-geometra Diego Adami. Su un terreno sul quale non si poteva costruire, perché catalogato come a «rischio idrogeologico». Una vicenda che si trascina da giugno e che ha fatto dar fuoco alle polveri delle minoranze. Ma che, con la stessa intensità, viene definita alla stregua di un «errore» dal sindaco Renzo Franceschini. L'altra sera, a Lazise, c'è stato un consiglio comunale. Quello chiesto dai quattro «oppositori» - Luca Sebastiano (Pdl), Eugenio Azzali (Pd), Giorgio Benoni (Udc) e Marco Zaninelli (Pdl) - proprio per discutere del caso di quei cantieri che, a quanto pare, nel borgo lacustre aprono alle ruspe con una certa facilità. Già, perché quell'assessore-geometra Diego Adami non è l'unico «errore» cementizio che coinvolge l'amministrazione Franceschini. Il precedente è stato quello dell'ingegner Luigi De Carli, dimessosi dalla presidenza della commissione edilizia comunale perché su un suo terreno era praticamente sorto un intero fabbricato senza alcun permesso. «Un errore grosso», lo aveva definito il sindaco. E l'altra sera, in consiglio comunale, non ha cambiato linea neanche per quanto riguarda Adami. Lo hanno incalzato, eccome, i quattro dell'opposizione. Senza risparmiare niente. «A noi - ha spiegato Benoni - in questa sede non interessano le colpe penalmente perseguibili, ma le responsabilità politiche». Nella loro ricerca i quattro hanno fallito. Perché lui, il sindaco Franceschini, ha tenuto la sua rotta. Quella, cioè, che vuole che le responsabilità della sua amministrazione non ci siano. All'ordine del giorno, i quattro che non si arrendono, hanno anche chiesto -con Eugenio Azzali - quello che Franceschini e a quanto pare lo stesso Adami neanche si sognano di fare. Vale a dire dimettersi. «Se posso sintetizzare il pensiero del sindaco - ha detto Benoni dopo le risposte del primo cittadino - mi pare di capire che questi fatti sono da attribuire esclusivamente ai tecnici ed essendo lui impegnato nell'esercizio della politica, non gli spetta l'azione di controllo». Chi pensa che Benoni sia particolarmente ironico si sbaglia. Perchè il suo non è altro che il sunto delle convinzioni del sindaco. «Noto che aveva le risposte pronte prima di sapere cosa avrei detto - fa notare Franceschini -. Comunque io non minimizzo. Riporto quello che è la realtà, perchè contesto il fatto che quella che è stata riportata fino ad oggi non lo è». Quali sono dunque le cose false dette sulla vicenda della cementificazione di Lazise? Uno penserebbe a chissà quali eventi. Invece no. «Qualcuno ha falsamente detto che nell'indagine sono coinvolti tre amministratori di Lazise. Invece è uno solo e anche qui è ancora tutta da vedere...». Che poi è quello che stanno facendo i carabinieri della compagnia di Peschiera. Ma non lui, non il sindaco. «No, dopo il sequestro del cantiere non ho controllato la pratica...». Eppure Benoni a lui le domande le ha poste. E assolutamente in maniera diretta. «Quante erano le persone che sapevano e hanno taciuto?». E invita anche i consiglieri di maggioranza a fare quello che il sindaco dichiara di non aver fatto. Vedersi la pratica di quel cantiere. E fare dieci «esercizi» di controllo. «1 - Attraverso quale provvedimento comunale ed in che data l'area in questione è divenuta edificabile; 2 - La data dell'autorizzazione ambientale. 3 - La data del parere della commissione edilizia. 4 - Su quale tavola del Pat si è espressa la commissione edilizia comunale. 5 - La data di inizio lavori. 6 - La data di denuncia di inizio lavori. 7 - La data del regime di salvaguardia. 8 - Data di approvazione del Pat. 9 - Data del permesso di costruire. 10 - Data del sequestro del cantiere». Fatti tutti i controlli l'«oppositore» consiglia di «confrontate poi l'iter burocratico di questa pratica con un'al- tra qualsiasi di diverso proponente». Mica bruscolini. «In effetti - risponde Franceschini - c'è stato un errore, o meglio quella che io considero una leggerezza in buona fede. Quell'area sarebbe diventata idonea per la costruzione se fossero stati fatti ulteriori studi idrogeologici, se gli studi avessero dato il benestare e poi se si fosse iscritto il tutto nei piani d'intervento...». La «leggerezza» è che niente di tutto questo è stato fatto. E intanto lavorano gli avvocati. O meglio un avvocato. Quello a cui si è rivolto Franceschini per «difendere l'amministrazione comunale nella persona del sindaco e della giunta». Insomma, per querelare gli «oppositori». «Ci hanno diffamato nel documento del 30 aprile», spiega il sindaco.Il documento in cui i quattro chiedevano il «ripristino della legalità»...