Sarà anche una tempesta in un bicchier d'acqua, come ripetono da settimane in Comune, ma il caso delle selci blu si sta trasformando in un uragano (politico) per chi ha la responsabilità della tutela del patrimonio archeologico della città. L'ultima stilettata è arrivata dalla rivista Nature, la bibbia europea della scienza, che senza tanti giri di parole ha accusato l'amministrazione di aver lasciato i reperti «a deteriorarsi nell'ex arsenale militare». Nell'articolo si ipotizza che il cambiamento cromatico che ha interessato le selci preistoriche (divenute misteriosamente blu cobalto tra settembre 2009 e febbraio) sia dovuto a incuria. «Il Comune potrebbe essere colpevole - scrive la rivista - di aver trasferito elementi del patrimonio culturale in un edificio che non era stato adeguatamente controllato». Assessore, scienziati da tutto il mondo hanno firmato una petizione, chiedendo al ministro Bondi di intervenire e trasferire le selci. Che ne pensa? «Sarebbe una follia. Le selci rimarranno al loro posto, non c'è alcun motivo di spostarle dall'ex Arsenale almeno fino a quando non si saprà che cosa ha provocato la mutazione. Ad ogni modo gli scienziati dovrebbero lavorare in modo empirico, basando le loro conclusioni sull'osservazione. Ebbene ho controllato: nessuno di loro ha mai messo piede nei magazzini per accertarsi della veridicità di quanto denunciano. E neppure la giornalista di Nature che ha realizzato l'articolo ha mai voluto sentire le nostre ragioni. Non mi sembra un comportamento corretto...». Perché allora queste continue critiche all'operato di chi ha la responsabilità di custodire i reperti? «Credo che qualcuno abbia voluto farlo diventare un caso politico. C'è stata una strumentalizzazione di questa vicenda, fatta sulla base di un "mistero" che dovrebbe essere di esclusivo interesse scientifico». Chi avrebbe posto le basi per questo attacco politico? «Io questo lo so, ma non lo dico, almeno non ora. E lo sanno bene anche tutti gli scienziati ai quali è stato segnalato il caso». Le selci danneggiate hanno un valore elevato? «All'interno dei magazzini sono custodite circa 20mila selci, e di queste solo poche sono diventate blu. Quelle che hanno subito la trasformazione sono di valore molto basso perché piuttosto comuni. Ma questo non ci impedirà di andare fino in fondo per capire cos'è accaduto». Ci sono stati errori nella conservazione del materiale? «Non c'è alcuna responsabilità né da parte del Museo né, tanto meno, dell'amministrazione Tosi. Non dimentichiamo infatti che la decisione di trasferire il materiale dai fatiscenti magazzini di Castel San Pietro all'Arsenale è stata presa dalla precedente maggioranza, guidata dal centrosinistra. Una scelta che condivido e che è stata concordata dalla sovrintendenza, la quale prima di dare il via libera ha verificato l'idoneità dei nuovi locali». Però la «mutazione» è avvenuta nei mesi scorsi, quando l'attuale amministrazione si era insediata da oltre un anno... «E abbiamo fatto il nostro lavoro, sorvegliando a dovere il materiale. I reperti sono stati catalogati e ora giacciono in appositi armadi all'interno di locali climatizzati e dotati di allarme». Quindi nessun errore? «Lo escludo nel modo più categorico» Se venisse smentita e le analisi dimostrassero negligenze o leggerezze, in molti le rinfaccerebbero queste parole. Si dimetterebbe? «Non ci penso nemmeno, perché, lo ripeto, non può esserci stata alcuna negligenza da parte nostra. Sappiamo di aver fatto tutto ciò che serviva per conservare al meglio i reper- ti». Le risulta sia stata aperta un'inchiesta da parte della procura? «Immagino di sì, visto che abbiamo segnalato il caso ai carabinieri del nucleo per la tutela dei beni arc heologici affinché chiar isca no quanto accaduto». Sono state avanzate molte ipotesi, dalla contaminazione accidentale fino al sabotaggio. Lei che idea si è fatta? «Non lo so, anch'io come tutti attendo i risultati definitivi delle analisi commissionate a due università». «Nature» sostiene che questa vicenda possa rivelarsi «dinamite politica». È preoccupata? «Per nulla, sono convinta della professionalità di chi lavora al museo. Anzi, a nome dell'intera amministrazione, sindaco Tosi compreso, invito a Verona chiunque, giornalisti o scienziati, voglia vedere con i propri occhi la cura con la quale vengono custoditi i reperti. Avranno modo di capire che non abbiamo sottovalutato il compito di tutelare i beni di cui disponiamo». Questa polemica, se non altro, ha avuto il merito di portare all'attenzione di tutti l'immenso patrimonio storico di Verona... «Questo è vero. E stiamo valutando l'ipotesi di organizzare una mostra per esporre queste "famigerate" selci blu».
VERONA L'assessore agli scienziati Selci blu, un attacco politico
Il Comune di Verona ha accusato la rivista Nature di aver attaccato la sua amministrazione per aver lasciato i reperti preistorici a deteriorarsi nell'ex arsenale militare. L'amministrazione sostiene che la trasformazione cromatiche delle selci blu è dovuta all'incuria, mentre la rivista sostiene che il cambiamento cromatico sia dovuto a una contaminazione accidentale. Il Comune ha anche affermato che non ci sono stati errori nella conservazione del materiale e che la decisione di trasferire il materiale all'ex arsenale è stata presa dalla precedente maggioranza. La petizione firmata da scienziati da tutto il mondo chiede al ministro Bondi di intervenire e trasferire le selci.
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