Allarme sottosuolo L'arch. La Mendola: dopo avere predisposto la mappa degli ipogei invita a stare attenti larch. La Mendola mentre presenta il piano degli ipogei «Se non si risana il sottosuolo é inutile parlare di consolidamento del centro storico. La messa in sicurezza dei quartieri più antichi della città passa necessariamente attraverso una perfetta conoscenza degli ipogei e di quant'altro c'é sotto i nostri piedi, convogliando le acque ed evitando che la loro azione corrosiva provochi danni irreparabili». Rino La Mendola, dirigente dell'ufficio del Genio civile non ha peli sulla lingua ed é molto preoccupato per la situazione in atto esistente. Ed é proprio per far fronte a questo stato di cose che é stato costituito, lo scorso 14 maggio, un tavolo tecnico avente lo scopo di censire e georeferenziare la fitta rete di ipogei esistente sotto il vecchio centro agrigentino. «I lavori - aggiunge La Mendola - sono stati scaglionati in tre fasi: la prima l'abbiamo già conclusa e si tratta della rilevazione sulle carte esistenti di tutti gli accessi conosciuti agli ipogei, la seconda é la mappatura completa di questi ultimi, in modo da poterli sovrapporre alla planimetria della città ed infine la terza quella della individuazione degli interventi da eseguire con priorità e la stima delle risorse necessarie. E' un lavoro indispensabile per poter individuare quali sono le emergenze da affrontare subito e prevenire eventi calamitosi che potrebbero anche costare delle vite umane. E' da sottolineare che tutto questo studio sta avvenendo a costo zero, se facciamo eccezione per la somma di 3500 euro che serve per la copertura assicurativa del personale che andrà negli ipogei e per le adeguate dotazioni di sicurezza». Ieri mattina si é svolta la conferenza stampa per la presentazione dei risultati della prima fase appena conclusasi. «Abbiamo redatto - ha spiegato ancora La Mendola - una planimetria dove sono stati ubicati e georeferenziati gli imbocchi agli ipogei oggi conosciuti, mettendo a punto, così, un primo documento scientifico, propedeutico alla realizzazione di un progetto ambizioso che tende ad elevare i livelli di conoscenza del sottosuolo agrigentino, con l'obiettivo di offrire alle istituzioni l'opportunità di progettare ed eseguire i lavori necessari per scongiurare crolli improvvisi, che potrebbero verificarsi a seguito del cedimento delle cavità sotterranee, determinando seri rischi per la pubblica incolumità». Sono stati rilevati 147 accessi agli ipogei, ma la planimetria redatta può essere progressivamente arricchita di nuove informazioni: «Invitiamo ancora una volta i cittadini che siano a conoscenza di imbocchi ad ipogei oggi non accessibili o sconosciuti, - aggiunge La Mendola - magari ricadenti su proprietà privata, ad avvisarci chiamando il numero verde 800236837. Così potranno sapere quali sono le condizioni del sottosuolo dove sorge la loro abitazione». - Quanto durerà lo studio? «La seconda (12 mesi) e la terza fase (6 mesi) dovrebbero essere completate entro 18 mesi e pertanto entro il 2011». I Funzionari che hanno individuato e georeferenziato tutti gli imbocchi agli ipogei (prima fase) sono Carmelo Collura e Geom. Carmelo Schembri della Protezione Civile regionale, lo speleologo Giuseppe Lombardo, Calogero Gazzitano, Domenica Gullì e Maria Teresa Rizzo della soprintendenza, Marzio Tuttolomondo, Sergio Micciché, Ernesto Sferlazza della Provincia, Attilio Sciara del Comune, Vito Capobianco del Genio Civile, Salvatore Madonia dell'Arta. La squadra che si occuperà dei rilievi nel sottosuolo (seconda fase) , sarà arricchita dalla presenza del Geologo Antonio Brucculeri (del Dipartimento Regionale Ambiente); degli architetti Alfonso Miccichè e Pietro Fiaccabrino del Genio Civile; dell'Ing. Vincenzo Lipani del Distretto Minerario di Caltanissetta. «Gli ipogei - spiega ancora La Mendola (il quale molto probabilmente lascerà tra qualche settimana la direzione del Genio civile di Agrigento per ricoprire analogo incarico a Palermo ed in questo caso si parla come suo successore dell'ing. Domenico Armenio) - hanno svolto, per secoli, l'importante ruolo di drenare verso valle le acque che filtrano nel sottosuolo, alleggerendo così il banco calcarenitico su cui sorge gran parte del centro storico. Ciò riduceva anche i fenomeni di plasticizzazione delle sottostanti argille, scongiurando conseguentemente i rischi di scivolamento a valle del superiore banco calcarenitico su cui sorge il centro storico. Durante l'ultimo secolo sono stati purtroppo manomessi ed, addirittura in alcuni casi, interrotti. A causa di ciò, oggi la rete idrografica sotterranea non riesce più a drenare le acque meteoriche filtrate nelle calcareniti verso valle, svolgendo un ruolo opposto rispetto a quello per i quali erano stati realizzati». Salvatore Fucà 14072010