-------------------------------------------------------------------------------- Le perle di Napoli non si contano. Le sue trecento chiese sono, in particolare, gli scrigni più vulnerabili. All'inizio dell'estate lo speciale nucleo dei carabinieri dedicato esclusivamente alla lotta al sacco dell'arte, aveva dato chiaramente l'allarme: i luoghi di culto sono difesi da sistemi d'allarme vecchi o, addirittura, da nessun sistema di protezione. Non si induca in tentazione il malintenzionato, era la conclusione girata dal tenente Lorenzo Marinaccio alla Curia ed al Fec, il fondo per gli edifici di culto presso il ministero dell'Interno che possiede alcune delle più belle chiese di Napoli. Ma i soldi non ci sono: il Fec in particolare si deve amministrare con quel che rendono i suoi tesori (non pochi ma anche dalle mille costose necessità conservative). Bussare a soldi dal governo, che dà segnali di segno del tutto opposto, non è neppure ipotizzabile. Quindi la situazione non è cambiata. Ed il furto di ieri (un oggetto piccolo, prezioso, trasportabile, rivendibile) non meraviglia. Per fortuna stavolta c'è una foto della «vittima». La Sovrintendenza l'ha recuperata nei suoi archivi e questa sarà un'ottima carta in mano ai carabinieri. Non andò così per L'Ecce Homo esposto per due secoli a via Costantinopoli e rubato ad agosto senza che ne sia stata rintracciata una foto. Un piccolo tesoro scomparso senza lasciar traccia.