Una volta dichiarato il possesso di un bene, di quel bene si è proprietari e lo si può vendere Cinquanta euro a pezzo. Sono prezzi da saldi stagionali quelli previsti dalla nuova versione dellarcheocondono. La proposta di legge numero 3540, depositata alla Camera dei deputati, reca come titolo «Disposizioni per il censimento e la riemersione dei beni archeologici in possesso di privati». Pagando appena cinquanta euro per «spese di registrazione e di catalogazione», chiunque possegga un reperto archeologico mai denunciato può mettersi tranquillo: verranno estinti i reati commessi. Quelli, appunto, di detenzione illegale di un bene archeologico. Una sanatoria. Un colpo di spugna radicale su una delle piaghe che affliggono il patrimonio darte del paese. E che va in direzione opposta rispetto agli sforzi che si compiono per far rientrare in Italia opere trafugate ed esposte nei musei di diversi paesi. Al momento è una proposta di legge, ma sono in molti a sospettare che il vero obiettivo fosse di infilarlo nel maxi emendamento del governo alla manovra finanziaria. Finora loperazione non è riuscita. Sollecitato da un allarme lanciato da Manuela Ghizzoni, pd, il relatore della manovra, Antonio Azzollini, pdl, ha smentito che larcheocondono fosse fra gli emendamenti. Ieri, però, è intervenuto Fabio Granata, pdl legato a Gianfranco Fini, che ha di nuovo messo in guardia. Tutta la vicenda è comunque misteriosa. Il testo presentato alla Camera è firmato da cinque deputati del Pdl, Giuseppe Marinello, Gioacchino Alfano, Roberto Antonione, Marco Marsilio e Gerardo Soglia. Marinello non è nuovo a iniziative del genere, essendo stato autore nel 2004 di un progetto analogo, insieme a Gabriella Carlucci. Questa proposta è sostanzialmente diversa rispetto a un altra circolata qualche giorno fa (e di cui Repubblica aveva scritto). Ed è molto più favorevole a chi possiede una ceramica attica o etrusca. Prevede infatti che, dichiarato il possesso di un bene, di quel bene si diventi a tutti gli effetti proprietario (nellaltro testo si parla di "depositario"). E che dunque quel bene possa essere venduto. Daltronde nella relazione che introduce gli articoli, si legge che fra gli obiettivi cè quello di riavviare in Italia il mercato dellarte e di tutelare il collezionismo, compresso da norme illiberali e da una «cultura del sospetto». Che ostacolano un diritto definito «inalienabile», quello di possedere reperti, cioè «unespressione del gusto e della sensibilità artistica». Stando alla proposta di legge, chiunque possegga collezioni archeologiche, anche allestero, può comunicarlo alla Soprintendenza, la quale semplicemente prende atto. Allarticolo 11 si stabilisce che «le spese di registrazione e di catalogazione sono fissate in 50 euro a pezzo» (nellaltro testo circolato si pagava il 30 per cento del valore e la Soprintendenza poteva contestare la valutazione). 50 euro si pagano anche per dieci pezzi di collezioni numismatiche. Poi, come al supermercato, ci sono le offerte: «I frammenti ricomponibili sono considerati come pezzo unico». Cioè sempre 50 euro.
ARCHEOCONDONO DA 50 EURO A PEZZO - Il Pdl presenta alla Camera una proposta di legge
La proposta di legge numero 3540, depositata alla Camera dei deputati, prevede la sanatoria per chi possiede reperti archeologici in possesso di privati. Chiunque possieda un reperto archeologico mai denunciato può pagare 50 euro per spese di registrazione e catalogazione e non commettere reati di detenzione illegale. La proposta è stata firmata da cinque deputati del Pdl e prevede che chiunque possieda collezioni archeologiche possa comunicarle alla Soprintendenza, che le prende atto. Le spese di registrazione e catalogazione sono fissate in 50 euro a pezzo per i reperti archeologici e 50 euro per dieci pezzi di collezioni numismatiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo