Un misto di gioia e rabbia ha avvolto tutti noi del Fondo Ambiente Italiano alla notizia del sequestro del lago d'Averno. Gioia perché un luogo-simbolo della cultura e della bellezza nazionale è stato sottratto alla gestione della malavita; rabbia perché nel corso degli anni quel lago era stato lentamente ingoiato dal malaffare, tra l'indifferenza generale, senza che nessuno se ne accorgesse. Oggi, però, quella sensazione di rabbia è quasi svanita. Cancellata dall'idea che il lago d'Averno possa finalmente rinascere, essere valorizzato, che possa recuperare il molo che gli spetta nel panorama turistico e culturale della Campania e dell'intera nazione. Oggi quel lago è tornato nelle mani dello Stato che ha il delicato compito di preservarlo da nuove aggressioni. Guardiamo alla vicenda attuale e futura del lago d'Averno con attenzione e apprensione. ll Fai è preoccupato dalle voci che si susseguono intorno alla finanziaria: sembra che una parte dei beni ambientali possa finire nelle mani dei privati. Non è questa possibilità che ci lascia con il fiato sospeso: piuttosto siamo preoccupati per le modalità con le quali i privati saranno chiamati a gestire questi luoghi. Occorrono norme precise che non consentano di fare scempio: il trasferimento deve avvenire con una clausola di tutela, altrimenti si rischia che per l'arricchimento di pochi, l'intera comunità venga depauperata. I fatti legati al lago d'Averno inducono anche ad un'altra riflessione: nella nostra nazione, in particolare in alcuni territori, manca la consapevolezza che il patrimonio ambientale è patrimonio di tutti, e che ognuno deve contribuire alla sua difesa. E drammatico pensare che nel corso degli anni nessuno si sia accorto dello scempio che avveniva intorno e dentro quel lago. E drammatico, ma è lo specchio di una realtà in cui manca la coscienza diffusa della tutela dei beni ambientali. Per diffondere la cultura della tutela ambientale e culturale il ruolo dei media è determinante; lo è ancora di più quello della scuola. Bisogna insegnare ai giovani italiani il valore dei beni che li circondano: il Fai ci prova con un progetto legato proprio alla scuola che coinvolge presidi, insegnanti e studenti. Gli uomini e le donne di domani dovranno avere nel dna il senso del valore delle bellezze con le quali convivono. So che i giovani della Campania sono attenti alle tematiche ambientali. Me ne accorgo quando organizziamo le manifestazioni per la Baia di Ieranto che è stata affidata alla nostra gestione. Proprio il territorio campano può rappresentare la svolta per il Fai che viene ancora percepito come fondazione legata al Centro-Nord, mentre in realtà è fortemente orientato al territorio meridionale dove esistono gioielli ambientali e culturali di rara bellezza. Una piccola nota a margine, in attesa di certezze sul futuro del lago d'Averno e di tanti altri beni ambientali italiani sui quali regna la nebbia delle decisioni in corso: è stata varata una legge che impone a tutti i teatri, anche quelli storici, di alzare i parapetti interni per evitare incidenti. Tutti sono stati costretti ad adeguarsi, anche a costo di rovinare antiche strutture originali. Io non ho mai sentito di una persona morta per la caduta dal loggione di un teatro, mentre sento spesso di drammi causati dalle frane o del pericolo che corrono le case costruite alle pendici di un vulcano: per il loggione dei teatri viene imposta severità; le case in mezzo alle zone che franano e sotto ai vulcani, invece, continuano a resistere.