Michael Kimmelman, del New York Times (NYT), è uno dei critici d'arte più autorevoli del mondo. Se non altro per il giornale per cui scrive. È venuto in Italia per vedere e capire che cosa sta succedendo, in campo artistico, a Roma. E il NYT ha dedicato, a questa sua scrupolosa inchiesta, un'intera pagina. Kimmelman era stato spinto a fare questo suo viaggio dalla recente inaugurazione del museo MAXXI, dedicato all'arte contemporanea, e all'indubitabile successo di pubblico che ha avuto (74 mila visitatori nel primo mese). Ma si è anche chiesto se è giusto che la città che è nota in tutto il mondo per essere stata la culla della civiltà e dell'arte latina e poi del Rinascimento (e che, come tale, viene visitata da milioni di turisti) e che, per motivi di indebitamento pubblico, dedica poche risorse alla difesa dei suoi beni culturali, debba dedicare tanti mezzi anche all'arte contemporanea (in un anno infatti è stato inaugurato, sempre a Roma, anche l'enorme ampliamento di un altro museo, sempre dedicato all'arte contemporanea, il Macro). Ciò avviene, ad esempio, mentre si sbriciolano le pietre del Colosseo e la Domus Aurea, la villa d'oro che fece costruire Nerone è chiusa alle visite dal 2008, insidiata dai problemi statici e dall'umidità che hanno fatto crollare una volta e compromesso gli affreschi. Insomma, per il NYT Roma non ha soldi per difendere le sue eccellenze mentre li trova per iniziative dalle quali esce stritolata dalle altre grandi città dell'Occidente che puntano sull'arte contemporanea perché non ne hanno di antica. Il sasso in piccionaia è stato accuratamente occultato dal milieux giornalistico e culturale italiano. Solo il critico Francesco Bonami è insorto. Ma solo per denigrare Kimmelman accusandolo di non sapere nulla di ciò che capita fuori dagli Usa. Ma, almeno Bonami ha reagito. Gli altri, tutti gli altri, hanno preferito far finta di niente. Zitti e mosca.