La scure sui restauratori: chiesto l'intervento della Regione. Si annulli il Bando in scadenza il 30 settembre. Il capogruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale, Vincenzo Maruccio, ha presentato una mozione nella quale si chiede di impegnare il presidente della Regione Lazio presso il ministero dei Beni culturali e la conferenza delle regioni, affinché si annulli il Bando, in scadenza il 30 settembre 2010, che annullerebbe la possibilità di proseguire l'attività di restauratore ai diplomati nei corsi regionali, vanificando gli impegni economici ed amministrativi della Regione Lazio e del Fondo Sociale Europeo. Il decreto ministeriale del settembre scorso, infatti, non considera numerosi percorsi formativi in passato ritenuti idonei per la qualificazione dei restauratori di beni culturali, estromettendo di fatto dalla loro professione migliaia di restauratori. In italia i restauratori sono 25 mila, dei quali solo mille provenienti dalle scuole che sarebbero riconosciute dal bando; quelli che svolgono la loro attività dopo aver frequentato corsi regionali sono circa 12mila in tutta Italia, dei quali 5 mila a Roma e neI Lazio, Molti anche nella Tuscia. In ogni caso, prescindere dalla provenienza geografica, è a Roma che i restauratori concentrano la quota maggiore della loro attività. Potranno continuare a svolgere il lavoro di restauratore solo coloro che possono provare un'attività, di almeno 4 anni, prima del 2001, previo superamento di un esame in sessione unica. Siamo di fronte a un provvedimento che impedirebbe a circa 5 mila cittadini laziali di continuare a svolgere il loro lavoro, oltre che dichiarare, di fatto inutili, corsi regionali degli ultimi decenni. Questo il commento di Vincenzo Maluccio. Corsi organizzati seriamente, che hanno formato professionalità specifiche che operano già nella salvaguardia dell'enorme patrimonio artistico della Regione e della città di Roma. Riteniamo - ha concluso Maruccio - che questo sia l'ennesimo esempio di come il governo tenga in considerazione le bellezze artistiche del Paese, che sono la nostra principale ricchezza, nel silenzio colpevole delle giunte amiche di Roma e del Lazio.