Per il quotidiano britannico "The Guardian" è «per gli etiopi ciò che i marmi del Partenone sono per i greci: la chiave di volta della loro identità»; per l'omologo "The Independent' è «un maestoso simbolo d'Africa che giace in pezzi in una magazzino di Roma». Tema della discussione: l'obelisco di Axum. Uno dei monumenti dell'antica città santa copta, alto 24 metri e pesante 160 tonnellate, diviso in tre tronconi e montato su tre elementi di un autotreno aspetta di tornare in Etiopia, nel cortile di una caserma di polizia a Ponte Galeria. Arrivato a Roma per volere di Benito Mussolini, fu collocato, in coincidenza con il quindicesimo anniversario della marcia su Roma, in piazza di Porta Capena, vicino al Circo Massimo, davanti all'allora ministero dell'Africa Orientale Italiana, ora sede della Fao. Il 19 luglio 2002 il Consiglio dei ministri ha deciso la restituzione dell'obelisco al paese di appartenza. Oggi il quotidiano etiope "Addis Tribune"si chiede che fine abbia fatto e soprattutto quando potranno rivederlo. «Forse», si legge nelle pagine del giornale africano «gli etiopi potranno vedere il loro millenario, amato, obelisco il prossimo ottobre. Ma il ministro degli Esteri non ha ancora annunciato una data definitiva. Gli esperti dicono che le condizioni del tempo si devono prima stabilizzare, poiché sarebbe un rischio per l'aeroplano incaricato di trasportare l'obelisco giungere ad Addis Abeba prima della fine della stagione delle piogge». Ma gli etiopi temono ulteriori ritardi alla luce di una promessa di restituzione che risale al 1947. «Vo-Fliamo», spiega l'ambasciatore dell'Etiopia a Roma, «che l'Italia onori la sua promessa. Significa molto per noi. È il nostro passato, la nostra storia e riflette i nostri antenati. Quando lo riavremo ci sarà una festa nazionale poiché è il simbolo dell'orgoglio di questa nazione». Si stima che, se tutto andrà come previsto, lo smantellamento del granitico monumento di 24 metri e il trasferimento in Etiopia alla fine costeranno all'Italia 10 milioni di euro.