Piero Gaeta I numeri, quando sono troppo grandi, possono anche incutere un certo timore. Sicuramente fanno impressione come il sangue quando si toccano cifre iperboliche come i 330 milioni di euro, i 240 immobili sequestrati (restando all'interno del perimetro reggino) o ancora di 110 dipinti autentici parliamo di quadri di Salvador Dalì ("Giulietta e Romeo"), Renato Guttuso ("Nudo femminile 1971"), Giorgio De Chirico ("Piazza d'Italia" e "Il burattino") e ancora dipinti di Migneco, di Cascella, di Ligabue... che avevano trasformato la residenza di Gioacchino Campolo, in via Paolo Pellicano, in un piccolo, ma poi neanche troppo piccolo, Louvre personalissimo. Non solo videopoker, dunque, nella vita di Gioacchino Campolo ma anche un raffinato gusto per l'arte. Tutti i dipinti sono stati "sigillati" e portati dalla Guardia di Finanza in un caveau della Soprintendenza dei Beni archeologici della Calabria. «Abbiamo avvisato la soprintendente e curerà lei stessa il trasloco delle tele. Speriamo davvero che, dopo tanti immobili restituiti per fini sociali al Comune, presto anche questi dipinti possano essere destinati ad arricchire il patrimonio culturale della città di Reggio», ha affermato il colonnello Alberto Reda, comandante provinciale delle Fiamme Gialle. Cifre impressionanti, si diceva, che poi diventano addirittura agghiaccianti se si pensa che ci sia la fondata ipotesi che questi "numeri" possano discendere da una origine illegale che i magistrati della Direzione distrettuale antimafia sono convinti di potere dimostrare anche nei processi in corso a carico del "re dei video poker" che secondo le risultanze investigative era arrivato a controllare il 60 del ricco mercato delle "macchinette" delle sale giochi. «E vi basti pensare ha spiegato il maggiore Mastrodomenico che nei due anni dell'indagine ha passato al microscopio ogni cifra presente nei bilanci delle aziende di Campolo che il restante 40 di questo mercato se lo dividono altri 18 imprenditori». L'operazione "Les Diables" eseguita ieri dai finanzieri su ordine della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale, che ha accolto la richiesta della Dda, ha dato conferma a quanto si diceva per le vie della città («mezza città è di Campolo, ma se vuole se la compra tutta», si mormorava sottovoce) e guardando un po' le foto degli immobili cui sono stati apposti i sigilli si vede bene che si tratta di costruzioni di assoluto pregio e tutte insistenti nel cuore della città sul corso Garibaldi e traverse limitrofe. Ma c'è anche una splendida villa a Gambarie. Nel corso della conferenza stampa al Comando provinciale della Guardia di Finanza, il procuratore Pignatone e i vertici delle Fiamme Gialle elencando i beni e quindi le ramificazioni dell'impero del "re dei videopoker" hanno messo in risalto «la pericolosità sociale» del Campolo. L'importanza di un sequestro di tale portata («le azioni preventive che ci sono consentite dalla nostra legislazione, che è la più avanzata in materia, sono importanti come quelle repressive», ha affermato il procuratore Pignatone) non è sfuggita all'on. Angela Napoli, "finiana doc" e componente della Commissione parlamentare antimafia. «L'imponente sequestro di beni che, ad opera del Gico e del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, è stato eseguito nei confronti di Gioacchino Campolo ha affermato la deputata del Pdl , sottrae a quest'ultimo, un patrimonio illecito, certamente accumulato a nome delle cosche della 'ndrangheta reggina». «Sento di dover esprimere un grande plauso a tutto il Comando regionale calabrese della Guardia di Finanza ha aggiunto l'on. Napoli per l'importante attività investigativa che ha portato a questo nuovo brillante risultato. L'elenco dei patrimoni sequestrati al "re del videopoker" fa rabbrividire al pensiero di quanto ingente sia il patrimonio illecito della 'ndrangheta che, ormai da mesi, le forze dell'ordine, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria ha concluso la parlamentare stanno cercando di assottigliare giorno dopo giorno».