Reggio Calabria, in salotto aveva quadri di Guttuso e De Chirico. E 260 case tra lItalia e Parigi Un appartamento a place Vendome, una villa di ventisei stanze a Roma allAventino Gioacchino Campolo, 71 anni, è in carcere dal 2009. Un patrimonio stimato in 330 milioni di euro. I legami con i boss della 'ndrangheta GIUSEPPE BALDESSARRO REGGIO CALABRIA - Nel salotto di casa teneva «Giulietta e Romeo» di Salvador Dalì, accanto cera il «Nudo femminile 1971» di Renato Guttuso e opere di Giorgio De Chirico, come «Piazza dItalia» e «Il burattino». E ancora, Migneco, Cascella, Ligabue. Tutti quadri autentici, pezzi unici. I finanzieri dello Scico e quelli del Gico, ne hanno contate 110 di tele. Unintera pinacoteca, che da ieri è conservata nel caveau della soprintendenza dei beni culturali della Calabria. Dipinti che sono parte di un patrimonio stimato in 330 milioni di euro che ieri è stato sequestrato a Gioacchino Campolo, imprenditore reggino 71 anni, arrestato il 19 gennaio 2009 dopo unindagine della Dda di Reggio Calabria nella quale è accusato di associazione a delinquere, estorsione usura e di tutta una serie di reati fiscali. Campolo, da trentanni monopolista della città nel settore dei videopoker, oltre a collezionare dipinti dautore era un immobiliarista senza scrupoli. Gli specialisti della Guardia di Finanza reggina hanno scovato ville e appartamenti riconducibili alla sua famiglia e alle società che gli facevano capo in mezza Italia. Più di 260 beni di cui 240 in pieno centro acquistati, secondo i magistrati in 30 anni di evasioni e frodi fiscali. Limpero di Campolo è stato ricostruito spulciando le carte personali e le aziende del «re dei videopoker». Questi a fronte di dichiarazioni di euro da pochi milioni di lire prime e poche decine di migliaia di euro poi, in realtà gestiva un giro daffari imponente. Così si è scoperto che a lui era intestato un lussuoso appartamento a Parigi in place Vendome, la celebre piazza su cui si affacciano i più famosi gioiellieri del mondo e il ministero di Giustizia della Francia, una villa di ventisei stanze sullAventino e appartamenti ai Parioli, a Roma. Campolo aveva scalato in maniera «costante e inarrestabile» il panorama imprenditoriale di Reggio Calabria. E questo secondo quanto riferito dal procuratore Giuseppe Pignatone, anche grazie ai legami con potenti boss della 'ndrangheta. Dallinchiesta coordinata dal pm Beatrice Ronchi sono infatti affiorati rapporti con la cosca Zindato, federata ai Libri, con i De Stefano. In una intercettazione, Campolo racconta anche di un progetto omicida ai suoi danni. A progettarlo sarebbe stato Giovanni Tegano, il boss arrestato nei mesi scorsi, per facilitare i propositi di un parente che voleva espandersi nel settore dei videogiochi. È lo stesso imprenditore a raccontare poi, in un colloquio ascoltato dai finanzieri del colonnello Alberto Reda, di essersi salvato grazie allintervento di Orazio De Stefano. Il boss delle slot-machine vantava anche numerose amicizie politiche a cui dava in prestito i propri immobili per allestire le segreterie durante le campagne elettorali. In questo senso, il giorno del suo arresto si apprese che un cinema di sua proprietà (anche questo sequestrato) era stato dato in comodato duso per la campagna elettorale del 2007 dellallora sindaco (oggi governatore della Calabria) Giuseppe Scopelliti.
Sequestrato il tesoro del re dei videopoker
Gioacchino Campolo, un imprenditore reggino, è stato arrestato nel 2009 per associazione a delinquere, estorsione usura e reati fiscali. Il suo patrimonio stimato in 330 milioni di euro è stato sequestrato. Campolo era un monopolista della città nel settore dei videopoker e aveva collezionato dipinti d'autore, tra cui opere di Guttuso e De Chirico. I finanzieri hanno trovato 110 tele tra le sue proprietà. La sua famiglia e le società che gli facevano capo hanno acquistato oltre 260 beni, tra cui ville e appartamenti in Italia e in Francia.
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