Palazzi, «esplode» la pubblicità. Sgarbi: se le entrate non sono alte mando tutti a quel paese VENEZIA Toy Watch su Palazzo Ducale. «Parisienne», il profumo di Yves Saint Laurent, sulla Marciana. Le scarpe da fitness Sketchers sul Correr, l'Eni sul seminario e sulla facciata della Fondazione Levi, Burberry sulle Gallerie dell'Accademia e, infine, Air France su San Simeon. Non è un tour promozionale, ma è lo spettacolo ad alto tasso di sponsorizzazioni cui si assiste in questi giorni partendo da Piazza San Marco e percorrendo in vaporetto il Canal Grande. E' l'alta stagione dei cartelloni pubblicitari, mai così numerosi e con griffe tutte appena rinnovate, come in questo periodo. Una corsa allo spazio sei per sei sulle impalcature dei restauri in corso, un «do ut des» cui la città si trova costretta in questi tempi di vacche magre: sono proprio questi spazi a consentire, almeno in parte, il restauro dei palazzi, che siano lavori di competenza della Soprintendenza o del Comune o della Curia. Le necessità sono le medesime per tutti. Ma c'è chi pensa di dare un taglio a questa sorta di asta degli spazi pubblici al miglior offerente. Ci sta pensando il neosoprintendente Vittorio Sgarbi, che pure è direttamente interessato visto che sulla facciata delle Gallerie dell'Accademia c'è un ampio spazio pubblicitario appena acquistato da un negozio di via XXII marzo. «E' una delle questioni che voglio affrontare al più presto - dice - mi farò dare la documentazione sulle reali entrate di queste sponsorizzazioni. Perché se le cifre sono consistenti mi può stare bene, ma se parliamo di qualche decina di migliaia di euro, mando tutti a quel paese. C'è una dignità da difendere, voglio capire bene quali sono i benefici, ma non si possono svendere pezzi di città». E non va molto distante da questo ragionamento neppure l'assessore ai Lavori Pubblici Alessandro Maggioni, che sta riflettendo su nuove forme di sponsorizzazione, diverse dai cartelloni tout court. «E' uno scandalo che non ci siano risorse per restaurare il patrimonio della città. Un patrimonio che è dell'umanità. Non può essere la sola amministrazione comunale ad accollarsi l'onere della salvaguardia dei tesori cittadini. Deve essere lo Stato, non può la città trovarsi ridotta a vendere gli spazi pubblicitari perché non ha altre risorse». Anche perché di sicuro gli introiti che derivano dalla vendita di questi spazi non sono sufficienti. Il mercato della pubblicità non è semplice e Venezia non è poi così appetibile come sembra: i venti milioni di turisti sono un'attrattiva per le aziende internazionali, con brand conosciuti in tutto il mondo, ma sono un freno per realtà più piccole interessate a target più circoscritti. E poi il mercato risente della crisi, tanto che solo nella stagione più appetibile, quella che ruota intorno ai grandi eventi settembrini, si può pensare di strappare contratti da 50-60mila euro, mentre nei periodi più «fiacchi», si scende a 30mila euro. Poca cosa, se si pensa alle cifre necessarie per i restauri cittadini. «Non può essere questa la strada - conferma Maggioni - dobbiamo pensare a forme diverse di collaborazione tra pubblico e privato». Occorre invogliare gli sponsor a investire in città, con un tornaconto non limitato alla visibilità sui cartelloni. «Possiamo offrire le feste nei palazzi ma - conclude l'assessore - dobbiamo pensare a delle forme su misura per ogni singolo sponsor».
VENEZIA - Canal grande come un supermarcato
In Venezia, l'alta stagione dei cartelloni pubblicitari è in corso, con spazi su palazzi, musei e edifici storici. Il neosoprintendente Vittorio Sgarbi ha espresso la sua preoccupazione per la vendita di spazi pubblici a privati, che potrebbe danneggiare la dignità della città. L'assessore ai Lavori Pubblici Alessandro Maggioni ha concordato, sottolineando che la città non può vendere i suoi spazi pubblici per mancanza di risorse. Maggioni propone forme di collaborazione tra pubblico e privato, come l'invio di sponsor a investire in città con un tornaconto non limitato alla visibilità sui cartelloni.
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