Lo scetticismo popolare su Ecopass? «Dobbiamo fare di più e meglio». I ritardi e i problemi per l'Expo? «Entro il 2015 arriveranno due nuove linee del metrò. Non mi pare sia poco». Il sindaco Letizia Moratti commenta i risultati del sondaggio di Renato Mannheimer pubblicato ieri dal Corriere e risponde alle critiche nei confronti dell'operato suo e della sua giunta. «Stiamo facendo più isole pedonali. Estenderemo le corsie preferenziali. A settembre scatterà la fase due con cento nuove stazioni per il bike sharing». Di rimpianti e rimorsi, comunque, ce ne sono. «Sui parcheggi avrei fatto un piano diverso. Bisognava tenere conto dei vincoli della Sovrintendenza». Il sindaco: su Expo nessun ritardo, Milano avrà due nuove metropolitane Le corsie preferenziali sono ferme al palo. «Milano ha quasi 190 chilometri di corsie protette. Questa amministrazione ne ha realizzati venti e altrettanti li ha messi in programma. Abbiamo comunque costituito un gruppo di lavoro a cui partecipa anche Atm. Le corsie riservate arriveranno, per esempio, su tutto il percorso della 9091, la circolare esterna». Il bike sharing invece piace sempre di più. Eppure le bici in affitto non sono ancora uscito dal centro storico. «A settembre scatterà la fase due con cento nuove stazioni e 2200 bici in più. Bikemi raggiungerà Buenos Aires e piazzale Loreto, corso Vercelli e altri poli del commercio. E poi le università, i teatri e tutti gli ospedali della zona semi-centrale». I milanesi vogliono più verde in città. Le opinioni qua si fanno plebiscito. «Guardi che noi abbiamo già iniziato a piantare nuovi alberi. Settantamila, per la precisione. La verità è che noi abbiamo privilegiato le periferie». I milanesi sono delusi da Expo. È delusa anche lei? «Li capisco. I giornali non fanno che parlare dei ritardi e dei problemi C'è lo scetticismo popolare su Ecopass («I risultati ottenuti sono vissuti ormai come acquisiti. Dobbiamo fare di più e meglio») e la delusione Expo («Ma non c'è nessun ritardo, entro il 2015 arriveranno due linee del metrò in più. Non mi pare sia poco»). Ma per Letizia Moratti il sondaggio di Renato Mannheimer, pubblicato venerdì sul Corriere, contiene un dato più importante di qualsiasi altro. «L'83 dei milanesi ama la sua città. La notizia mi sembra questa. Ed è una notizia che mi riempie d'orgoglio. Come sindaco e come milanese». Signor sindaco, eppure Milano sembra la città delle grandi incompiute. Cominciamo da Ecopass. I giudizi negativi sul ticket ambientale sono aumentati nell'ultimo anno. «I risultati continuano a essere positivi. Il fatto è che i milanesi danno ormai per acquisiti i progressi compiuti contro smog e traffico. E hanno ragione. Ed è per questo che dico che dobbiamo fare qualcosa in più e di meglio». Potenzierete Ecopass, allora? «Si è appena insediata una commissione di saggi. Dovrà studiare i dati e proporre delle soluzioni per migliorare traffico e inquinamento». Ecopass a parte, la città vuole più isole pedonali e più corsie riservate ai mezzi pubblici. «E infatti le stiamo facendo. Pensi a via Sarpi. A gennaio un quartiere che aveva enormi problemi sarà tutto pedonale. E infatti a Chinatown stanno tornando le insegne italiane». In altre zone della città però non s'interviene. In Montenapoleone, per esempio. «Per un'isola pedonale ci vuole il consenso di residenti e commercianti. Ho incontrato pochi giorni fa il nuovo presidente dei commercianti di via Montenapoleone e l'orientamento non mi è sembrato favorevole alla pedonalizzazione dell'area. Il problema interni alla governance. E invece non c'è nessun ritardo. Non si vedono i cantieri in giro? È normale, anche perché prima della registrazione, che per regole Bie è prevista per il prossimo novembre, i lavori non sarebbero comunque potuti partire. E invece i finanziamenti sono tutti confermati, arriveranno le metropolitane, la città avrà un parco da 800 ettari, riqualificheremo il sistema delle cascine. Come posso essere delusa?». Sindaco, eppure la città è piena di comitati che chiedono un rilancio di Milano. Davvero non ha rimpianti o rimorsi? «I parcheggi. Io avrei fatto un piano diverso. Anche perché bisognava tenere conto dei vincoli della Soprintendenza. Su tutti c'è il caso della Darsena. Ma anche il progetto originario su sant'Ambrogio non mi piaceva. Ora lo abbiamo cambiato. Un altro grave problema era la gestione delle case popolari del Comune. Nei nostri alloggi avevamo 4.500 abusivi. Con il passaggio ad Aler, che abbiamo potuto formalizzare solo lo scorso anno, il dato si è dimezzato». È la vittoria di Expo la sfida che la rende più orgogliosa? «No, si sbaglia. Expo è stata una vittoria di tutto il Paese. Credo che ci siano delle piccole vittorie che invece sono tutte nostre. La città è piena di cantieri. Dal centro alle periferie. Milano è una città che è tornata a rivolgersi al futuro. Ma la cosa che più mi rende orgogliosa è il nostro sistema di welfare. Dall'assistenza agli anziani ai nidi, dal bonus libri per tutti i ragazzi agli aiuti alla maternità. Un tempo si studiava il buon governo delle città emiliane. Ora il nostro modello sociale è preso ad esempio anche dal Cnel».