12 luglio 2010 Ieri la presentazione del recupero del Second'Alpe: da alpeggio a spazio didattico E dopo decenni anche la vecchia fontana dimenticata è tornata a buttare acqua CANZO - Mille vite per Second'Alpe, da luogo di nascita di San Miro ad Ecomuseo con spazio per l'arte della natura. Ieri pomeriggio è stato presentato il recupero del borgo con l'inserimento di un organo d'alberi d'oro e uno Shangai di legno in un'area destinata alla Land Art. Da popoloso alpeggio di mezza costa con produzione di burro, uova e formaggi per i canzesi, a proprietà dell'Azienda di Stato per le foreste demaniali con la demolizione dei fabbricati rurali, ed infine oggi a laboratorio del Politecnico di Milano. Davvero mille vite per l'area, ora negli intenti museo diffuso di arte e natura con la collaborazione fra Ersaf, artisti, ricercatori, studenti, insegnanti e amministrazioni. «L'intervento si pone come progetto aperto per futuri completamenti, nell'impegno di salvaguardare la natura e la memoria del luogo trasformandola in materiale per la creazione d'immagini artistiche ? spiega l'architetto Francesca Soro, con i colleghi Grazia Garrone, Luigi Bertazzoni e Paolino Vasino, impegnati nel recupero dell'area -. Si è partiti da un corso del Politecnico di Milano di architettura ambientale, con laboratorio proprio al Second'Alpe, dove si è dato avvio ad un recupero di cui ci siamo poi presi carico con finanziamenti regionali». L'impegno ha riguardato il riportare alla luce i muri e lo scheletro del vecchio insediamento, ormai distrutto: «Si è trattato di un recupero conservativo di parte del rimanente dell'alpeggio, abbiamo fatto rivivere i muri ed altri elementi ormai sepolti. La corte, la fontana, il forno. Il borgo fu infatti minato e distrutto dopo la Seconda guerra mondiale, gli abitanti costretti a traslocare. In un certo periodi si erano raggiunte anche le cento persone presenti. Discosto dall'abitato si è creata una struttura a doppia elle come spazio didattico espositivo in cui appendere dei pannelli per raccontare la vita del borgo e oggetti trovati nell'abitato». Particolare l'organo d'oro: «Si tratta di una realizzazione artistica di Anna Ramasco, alcune piante sono state tramutate in questo organo, mentre a terra ha trovato posto uno Shangai. In quest'area l'intento è far vivere uno spazio destinato alla Land Art che porti a Canzo diversi artisti». La Land Art prevede la modifica dell'aspetto del paesaggio mediante interventi temporanei o facendo uso di materiali naturali. La filosofia di base parte dal concetto che l'arte in questo caso si modifichi e addirittura sparisca con il tempo. «Da circa cinque anni è partito l'impegno che ha portato al recupero e alla presentazione di ieri ? spiega Alessandro Rapella responsabile dell'ufficio Ersaf Como e Lecco -. Il momento più toccante è risultato di certo il riattivare la vecchia fontana, che ha riportato l'acqua nell'alpeggio e quindi la vita. Erano presenti alcuni ex abitanti del borgo e si sono vissuti momenti di commozione vera. Siamo, inutile dirlo, molto soddisfatti di quanto realizzato e lavoreremo per completare l'intervento nei prossimi anni». Per ora l'impegno di Ersaf, con contributo regionale, ha superato i centomila euro: «La cifra è quella, a cui vanno aggiunti ventimila euro per la manutenzione ? spiega Rapella -. Il progetto è stato condiviso e bisogna ricordare anche l'importante contributo dei ?Nost? di Canzo». Giovanni Cristiani