Il progetto «donato» dai Toti nasce dopo il Giubileo del 2000 Alemanno sposa il progetto di Veltroni e «ruba» a Ferrara il primato del memoriale nazionale dedicato allo sterminio degli Ebrei. Il centro trovèrà spazio a Villa Torlonia. La città emiliana ripiega sul museo dedicato all'Ebraismo (a alla Shoah) Ancora il progetto definitivo non è stato iniziato ma il museo nazionale della Shoah a Roma può vantare già una storia ultradecennale. E di certo farà ancora parlare di sé, visto che le proteste di qualche oppositore in Consiglio comunale si sono fatte sentire anche alla vigilia della presentazione ufficiale del progetto, lo scorso 30 giugno, criticando lo stanziamento di 13 milioni nel bilancio capitolino. Le premesse di questo progetto si devono cercare nelle Giunte romane di centro-sinistra guidate da Francesco Rutelli e Walter Veltroni. All'epoca del grande Giubileo del 2000, rievoca Luca Zevi, autore del progetto del museo della Shoah insieme a Giorgio Tamburini, prende corpo l'idea veltroniana di un grande museo nazionale delle intolleranze. Al Campidoglio sedeva Rutelli mentre Veltroni era ministro dei Beni culturali. Nasce poi l'idea, sponsorizzata da Vittorio Sgarbi, di un museo della Shoah a Ferrara. Il progetto per Ferrara, in effetti, fa dei passi avanti e alla fine arriva, proprio nell'aprile di quest'anno, alla pubblicazione di un concorso di progettazione. Ma nel frattempo l'idea veltroniana del museo delle intolleranze si era trasformata nel museo nazionale della Shoah, creando anche imbarazzo alla scelta di Ferrara. Poi la città emiliana ripiega su un museo, sempre nazionale, come quello di Roma, ma dedicato all' «Ebraismo e alla Shoah» (peraltro finanziato con fondi statali). Ferrara racconterà 2000 anni di storia ebraica mentre il futuro museo di Roma sarà dedicato solo all'olocausto. Peraltro, sempre a Roma, nello stabile della Sinagoga, c'è un museo dell'Ebraismo, ma che è legato alla sola memoria degli ebrei nella capitale. È nel 2004 che il museo nazionale di Roma inizia a concretizzarsi. Dopo aver scartato l'iniziale localizzazione vicino al Colosseo, viene infine individuata l'attuale area di Villa Torlonia. Un'area fortemente simbolica, per essere l'ex sede di Mussolini, ma anche pregiata. Il terreno appartiene infatti alla famiglia Violante che aveva intenzione di costruire un edificio residenziale. L'idea però viene accanitamente contestata dai residenti locali e, dopo un contenzioso pluriennale, approda alla mediazione del Comune ( "regnante" Veltroni). Si trova un accordo con i proprietari che accettano in permute un' altra area nella capitale. Intanto è entrato in scena il donatore del progetto, la famiglia dei costruttori Toti, che offrono il preliminare, coinvolgendo appunto Zevi e Tamburini, che firmano il progetto che è stato appunto donato alla comunità ebraica e al sindaco di Roma lo scorso 30 giugno. «Nel 2005 - ricorda Luca Zevi - siamo partiti con la progettazione, dopo che la Lamaro ha proposto di far sviluppare il progetto a una certa équipe». Alla fase di progettazione preliminare, ricorda Zevi, ha anche collaborato l'exhibit designer Maurizio Di Paolo. Alla fine, dopo questa lunga gestione nella Giunta di centro-sinistra, tocca al sindaco di centro-destra, Gianni Alemanno, prendere in carico l'opera. La palla è infatti passata al dipartimento dei Lavori pubblici del Comune che preparerà il progetto definitivo. «Abbiamo già una lista di modifiche che sottoporremo», dice Marcello Pezzetti, lo studioso e docente di storia ebraica che è stato scelto come direttore del museo della Shoah. «Modifiche? Come sempre c'è un percorso progettuale che prosegue fino alla fine», commenta Zevi, aggiungendo che «stiamo vedendo la disposizione degli spazi interni». Lei, Zevi, manterrà la direzione artistica? «Non è chiaro. Posso dire che oggi noi siamo consulenti della Fondazione Museo della Shoah e che il Comune realizza in proprio l'opera e poi la darà in concessione alla Fondazione del museo» A Ferrara avanza il concorso. Solo due mesi per proporre il nuovo museo dell'ebraismo La scorsa settimana si sono svolti nuovi sopralluoghi presso il complesso delle ex carceri di Ferrara di via Piangipane per i potenziali concorrenti del concorso a fase unica lanciato dal ministero per i Beni culturali per realizzare il museo nazionale dell'Ebraismo e della Shoah. Il bando lanciato ad aprile (si veda anche «Progetti e concorsi" n. 162010) si avvia verso la scadenza, fissata al 30 settembre. Entro il 20 luglio è possibile chiedere gli ultimi chiarimenti (con risposte che verranno fornite entro il 30 dello stesso mese). Ma già sul sito del ministero sono una cinquantina le domande e le risposte sulla competizione. Un numero che conforta le attese di un'ampia partecipazione, anche internazionale. Il lavoro è complesso anche per il vincolo irrinunciabile posto dall'ente banditore che intende conservare parte del complesso, e in particolare l'edificio centrale con le celle del carcere maschile. Tutto il resto potrà essere sostituito. Il costo dell'intervento è stimato in 40 milioni. La progettazione costa oltre 1,5 milioni. .