In piazza Sempione questa è l'estate dei grandi ritorni. A maggio si è rivisto il residente più illustre: l'Arco della Pace, liberato definitivamente dalle impalcature dopo un restauro-monstre che l'ha oscurato a intervalli per sedici anni. Ed è tornato anche il jazz, quello che prima del cantiere, alla metà degli anni Novanta, animava le notti del «Cotton Club Jazz Festival». La nuova rassegna, inserita nel cartellone delle iniziative estive del Comune, si chiama "Note sono l'arco». Quartetti e contaminazioni: il 15 luglio tocca a Yuri Goloubev, il giovedì successivo a Max De Aloe e Antonello Messina col loro Free Red Quartet oscillante «Tra il tango e il jazz», poi una lunga pausa, fino all'ultimo appuntamento (con l'organo di Alberto Marsico), venerdì tre settembre. Si suona di giovedì e venerdì, sotto l'Arco. Un centinaio di posti a sedere tra gradoni e tavolini dove appoggiare il cocktail, si comincia alle 21 e si finisce alle 23. L'obiettivo, chiarito dall'assessore di turno a capo del tavolo sulla movida, Alan Rizzi, è alzare l'età media dei frequentatori della zona, «infiltrando» i giovanissimi che tirano notte nei venti locali concentrati sui primi trecento metri di corso Sempione. Un'iniziativa concertata coi residenti, e di certo più apprezzata della finta spiaggia intorno all'Arco che anni fa innaffiò a benzina la loro rabbia per quell'Arco perennemente avviluppato nella pubblicità. «Vittima» di restauri a spizzichi e bocconi, lasciati a metà per mancanza di fondi e pasticci. L'ultima tranche, con ripulitura dei marmi dallo smog, riparazione delle fratture e lucidatura del gruppo bronzeo in cima al monumento, fu avviata nella primavera del 2007, dopo dieci anni di attesa. Preventivo 700 mila euro, i soldi sarebbero dovuti arrivare dagli spazi pubblicitari. Invece li ha sborsati tutti il Ministero per i beni e le attività culturali, perché la concessionaria incaricata di venderli, spiegò la Soprintendenza, aveva liquidato allo Stato solo la prima rata, accumulando un debito di 300 mila euro. Conseguenza: venti mesi di ritardo, i lavori sono terminati alla fine dello scorso aprile. E ci s'è messo pure il maggio pi piovoso degli ultimi cento anni a far slittare lo spacchettamento del monumento costruito nel 1807 su progetto di Luigi Cagnola per dare il benvenuto a Napoleone in città. Le ultime settimane di restauro erano già state movimentate dalla vicenda dell'albergo per cinesi: in aprile i vigili urbani ne trovarono diciotto addormentati tra i ponteggi riconvertiti in letti a castello con sacchi a pelo e coperte. Avevano l'allacciamento elettrico (abusivo) e bagni comuni alla base del monumento. Dalla Sovrintendenza, chiamata in causa, spiegarono che la segnalazione l'avevano fatta loro, che si trattava del terzo sgombero nel giro di un anno ed era capitato pure che fossero i cinesi a cacciare i restauratori lanciando oggetti dall'alto. Ma sembra improbabile che quell6 dei senzatetto d'Oriente, un fenomeno che la stessa comunità cinese fatica ad ammettere, possa essere ricondotto alle impalcature del cantiere infinito. Piuttosto, alla crisi che investe pure il grande ufficio di collocamento-Chinatown e ai controlli sempre più stretti del Comune nel quartiere Sarpi, confinante. Il primo gruppo di clochard cinesi fu soccorso dalla Croce Rossa al Monumentale, era l'inizio del 2009. L'estate successiva furono visti più volte: pernottavano nei parchi della zona. In inverno dalle parti della stazione Garibaldi (e sulle impalcature dell'Arco). Adesso sono tornati all'aperto: all'inizio di questo mese i vigili urbani ne hanno trovati una ventina che dormivano in piazza dei Volontari. Tutti regolari. Pochi giorni fa, all'alba, riecco sacchi a pelo e coperte sistemati a cerchio sulle gradinate di piazza Sempione. Con vista sull'Arco.
Milano, Arco della Pace. Il monumento libero dopo 16 anni di pubblicità, polemiche e clochard
In piazza Sempione, l'estate è tornata con grandi ritorni. L'Arco della Pace è stato finalmente liberato dalle impalcature dopo 16 anni di restauro, e il jazz è tornato con il Cotton Club Jazz Festival. La nuova rassegna, "Note sono l'arco", si svolgerà ogni giovedì e venerdì sotto l'Arco, con un centinaio di posti a sedere e sette concerti. L'obiettivo è aumentare l'età media dei frequentatori della zona e ridurre la presenza di senzatetto. Il cantiere di restauro dell'Arco è stato completato solo lo scorso aprile, dopo 20 anni di attesa e un debito di 300 mila euro.
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