Nel suo ufficio della Scuola Normale i Pisa, il professor Salvatore Settis ci parla del cemento e dello scempio del paesaggio, soffermandosi su San Vincenzo e la Toscana. Subito dopo incontrerà Anna Marson, assessore regionale all'urbanistica. Il Comune di San Vincenzo l'ha invitata a partecipare al piano strutturale. Di che tipo di coinvolgimento si tratta? «Non c'è ancora alcun coinvolgimento. Ho incontrato volentieri, per loro iniziativa, la dottoressa Pietrelli, garante della comunicazione del piano, e l'architetto Giommoni, che ne è il responsabile. Parlerò con il sindaco e giunta tra alcuni giorni». A San Vincenzo i cittadini non vogliono altro cemento, salvo che si tratti di case per giovani e residenti. «Mi fa piacere. È, del resto, la tendenza della Regione. La Toscana non è tra le più cementificate, ma vi sono zone assai critiche, come San Vincenzo, dove le gru si moltiplicano a ritmo incessante». Ha già visto il nuovo porto turistico? «No. Faccio di tutto per non passare da lì... Il danno al territorio, in tal caso, credo sia ormai irreversibile». Quanto il degrado del paesaggio dipende dalla speculazione e quanto dall'ignoranza dei politici? «Ignoranza e speculazione s'incrociano. Ma c'è di più: i Comuni patiscono i tagli dei governi. Dagli anni Novanta in poi gli oneri di urbanizzazione possono essere spesi per qualsiasi cosa. Tagliando soldi da una parte, si creano meccanismi perversi dall'altra. Ai Comuni conviene far costruire. Per pareggiare i conti si distrugge il territorio che è lì da millenni». Non è un modello di sviluppo fasullo? «Non solo: è una favola a cui non si può credere. Vi sono molti modelli di sviluppo possibili, che darebbero ugualmente posti di lavoro e non frenerebbero l'economia. Ad esempio, il modello del riuso dell'esistente, che inoltre permetterebbe di non consumare ulteriore suolo. Se si deve costruire, bisogna farlo in modo intelligente. Vi sono edifici, anche di pregio, abbandonati, lasciati deperire e fatti crollare per potervi costruire sopra. Bisogna assolutamente lavorare di più sull'esistente». Il degrado del paesaggio può essere considerato conseguenza della deriva etica, culturale e sociale del Paese. Ma quanto, al contrario, il degrado del paesaggio produce quello etico, culturale e sociale? «Vi sono studi interessanti, nell'Europa del nord e negli Usa, dai quali si può notare come la bruttezza ed il degrado producano effetti negativi nella mente (oltre che nella salute) degli individui. C'è un esperimento che prende il nome di "effetto del vetro rotto". Con telecamere nascoste, dei sociologi riprendono il passaggio di persone davanti ad un edificio. Un giorno fanno trovare un vetro di quell'edificio rotto. Alcuni degli stessi passanti, nei giorni seguenti, spaccano a sassate altri vetri. In un altro esperimento, una piazza sempre pulita viene trasformata in una vera pattumiera. Le persone che prima si comportavano con decenza, mutano comportamento e iniziano a gettare a terra immondizia. Il degrado produce degrado». A volte c'è la sensazione che si possa costruire praticamente ovunque. Che ogni cosa sia permessa... «La normativa urbanistica italiana sarebbe la migliore al mondo. Ma ad essa si è sovrapposta da quasi 40 anni quella regionale. Le competenze non sono chiare e nei tanti spazi grigi si è insediato l'arbitrio del singolo. Le Regioni, poi, come se non esistesse abbastanza confusione, hanno subdelegato ai Comuni, che decidono come e dove far costruire. In questa confusione di norme che cozzano tra loro, gli unici contenti sono gli avvocati. Da anni poi si è sviluppata l'abitudine alle deroghe ed ai condoni. Iniziò Craxi, e Berlusconi ha proseguito». Cosa significa l'arrivo di Anna Marson all'assesorato all'urbanistica? «È una persona intelligente, competente e che non sottovaluta le difficoltà. Aver dichiarato che la sua priorità è quella di ridurre il consumo di suolo è un atto importantissimo. La Toscana è importante nel mondo, un esempio per secoli, da molti punti di vista. Deve tornare ad essere un modello positivo, in linea con la sua enorme tradizione storica». Che pensa dei piani di Campiglia e Suvereto? «Quello di Suvereto devo leggerlo con attenzione. Per ciò che concerne quello di Campiglia, posso dire di condividere le preoccupazioni di Massimo Zucconi. Credo che la zona sia stata sottovalutata, così come il suolo. Ho sentito dire da alcuni che "la terra rende solo se è murativa". È raccapricciante. Purtroppo viviamo in una nazione che vede nel mattone l'unico investimento possibile. E così il paesaggio è diventato merce di scambio alla ricerca di voti». Cosa dirà al sindaco Biagi ad un anno dalla sua lettera aperta su Il Tirreno? «Un quella occasione non rispose a nessuna delle mie domande. Ci parlerò nei prossimi giorni. Considero la sua apertura come una volontà di dialogo, un segno di civiltà. Vorrei dialogare, come cittadino che conosceva la San Vincenzo di 20 anni fa». Ad ottobre lascerà la direzione della Normale. Quali sono i suoi futuri impegni? «Continuerò a studiare. Nei prossimi mesi sarò titolare di una cattedra sulla storia del disegno al Museo del Prado di Madrid, preparerò una nuova enciclopedia dell'arte con la Treccani e molte altre cose ancora. Undici anni come direttore hanno rappresentato un'esperienza stupenda, ma faticosa. Ora vorrei trascorrere un po' di tempo a San Vincenzo, in tranquillità».