Sempre meno i terreni fertili, le colture industriali fanno il resto Il rapporto dell'Arpa Piemonte sullo stato dell'ambiente nella regione è un ottimo osservatorio che non solo fornisce dati utili, ma può far da impulso per attuare provvedimenti concreti e mirati. Una volta tanto non sono solo le "cassandre ambientaliste" a lanciare allarmi e ad agitarsi per la situazione ecologica, ma lo fa anche un istituto pubblico serio, corroborato da una giusta dose di ricerca scientifica. Se ciò è di qualche minimo conforto per chi ha a cuore la salvaguardia ambientale in Piemonte, molto meno confortanti sono alcuni dati che emergono dal rapporto. In particolare destano preoccupazione le tabelle sul consumo del suolo, in costante e continuo aumento. La situazione ricalca un po' quella italiana, dove in 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un'area più grande del Lazio e dell'Abruzzo messi insieme. La grande maggioranza di queste superfici cementificate erano suoli agricoli: continuiamo inesorabilmente a veder mangiati i buoni terreni. In tutti i modi possibili. Da un lato c'è questa cementificazione con i suoi svantaggi in termini di riduzione della biodiversità e aree coltivabili, di impermeabilizzazione dei suoli con conseguente aumento di rischi alluvionali e di cessazione di attività agricole che presidiano il territorio. D'altro canto invece c'è la forte presenza di un'agricoltura intensiva ancora poco sostenibile nel suo complesso, responsabile di grandi emissioni (in particolare gli allevamenti intensivi) e di rendere sempre meno fertili i terreni. Il rapporto dell'Arpa è esemplare nel mettere in luce queste criticità dovute allo "stile agricolo" piemontese, e voglio citarlo testualmente: "L'agricoltura è l'attività più diffusa a livello regionale dal punto di vista di uso del territorio ... Ciò comporta da un lato il rischio che metodi di produzione intensivi tipici delle aree di pianura vadano ad alterare la qualità degli ecosistemi. I metodi intensivi comportano infatti un'eccessiva semplificazione degli agro ecosistemi, attraverso le monocolture e una forte pressione sull'ambiente causata da un uso eccessivo di risorse naturali (ad esempio l'acqua) e dall'emissione di sostanze inquinanti (gas, pesticidi, fertilizzanti, ecc.). Dall'altro lato, si delineano le problematiche delle aree rurali intermedie, e soprattutto, di quelle con problemi di sviluppo (la montagna ed esempio), dove restano elevati i rischi di marginalizzazione a cui consegue la riduzione del presidio del territorio. Nelle aree marginali l'agricoltura contribuisce infatti alla creazione ed alla conservazione di una grande varietà di habitat seminaturali di elevato pregio, che modellano il paesaggio agrario e che offrono siti di rifugio e di alimentazione per molti animali selvatici". In poche parole consumiamo il suolo, compromettiamo la biodiversità, abbiamo un'agricoltura insostenibile. E là dove lo è ancora, è esempio virtuoso di armonia con l'ambiente, la si abbandona. La soluzione? Ripartire proprio da lì, dall'agricoltura, riportandola alla sua funzione di presidio produttivo del territorio e non di comparto in stile industriale, che tra l'altro, non è più neanche sostenibile economicamente. Due milioni di suini che poi spediamo altrove per fare prosciutti molto noti sono un po' troppi, inquinano e non fanno nemmeno più guadagnare. Stessa cosa dicasi per le distese di mais piantate solo per nutrire i suddetti animali. Urge proteggere i nostri suoli: dalla cementificazione spinta e da un'agricoltura industriale che non ci sta portando nulla di buono. Bisogna riprogettare un'agricoltura locale, sostenibile, al servizio dei piemontesi. È una battaglia che molti portano avanti da tempo, e vengono spesso accusati di arretratezza e ascientificità. Ma la scienza in questo caso ci viene in aiuto, grazie all'Arpa e ai suoi studi che suffragano questa tesi. (10 luglio 2010)
Così scompare la terra del Piemonte
Il rapporto dell'Arpa Piemonte sullo stato dell'ambiente nella regione mette in luce le criticità dell'agricoltura piemontese. Il consumo del suolo è in costante aumento, con la perdita di aree agricole e la cementificazione dei suoli. L'agricoltura intensiva è responsabile di grandi emissioni e di rendere meno fertili i terreni. Il rapporto sottolinea l'importanza di riprogettare un'agricoltura locale e sostenibile, al servizio dei piemontesi. La scienza supporta questa tesi, grazie agli studi dell'Arpa. È necessario proteggere i suoli e cambiare lo stile agricolo piemontese per evitare problemi ambientali.
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