Gran parte dei coristi pronti ad annunciare a Lissner la disponibilità per la tournée a Pompei Si incrina la linea della fermezza che alla Scala ha già portato, tra proteste per il decreto Bondi e per vertenze interne, a nove scioperi. Contro le nuove astensioni dal lavoro, che porterebbero a cancellare un tour a Pompei e uno in Argentina, si ribellano unottantina di coristi (su 105 in organico), che oggi chiederanno di essere ricevuti da Lissner per dare la propria disponibilità a lavorare: «Il sovrintendente ci appoggia e il sindaco riceverà i sindacati, non è il momento di fare la faccia feroce». LUIGI BOLOGNINI Il coro esce dal coro. È più che un gioco di parole: a incrinare il fronte della linea dura alla Scala, che sta portando a uno sciopero dopo laltro per protesta contro la legge Bondi, i tagli ai fondi per lo spettacolo e la precarietà del lavoro, è un nutrito gruppo di coristi. Che hanno deciso di ribellarsi allultima proclamazione di sciopero, deciso martedì scorso dalle assemblee di coro e orchestra, che cancellerebbe due tournée, quella del 22 a Pompei (in programma i Carmina Burana con orchestra e coro del teatro San Carlo), e quella dal 25 agosto al 1 settembre a Buenos Aires (in programma le verdiane Messa da requiem e Aida). Stamattina unottantina di coristi (la netta maggioranza, visto che in organico sono 105) si ritroverà alla Scala e andrà dal sovrintendente Stéphane Lissner a spiegargli di non avere voglia di astenersi dal lavoro, questa volta. A capitanarli, e a metterli assieme tramite Facebook, uno di loro, Luciano Buono, che spiega: «Lo sciopero è stato deciso da Cgil e Fials, sigle sindacali importanti, ma che non rappresentano tutti noi. E secondo noi è uno sciopero sbagliato. A parte il peso economico, cioè in busta paga, che tutte queste proteste stanno cominciando ad assumere, è questione di opportunità e di scelta del momento. Un conto è scioperare contro la legge Bondi, che è sacrosanto, un conto per le nostre questioni locali, come il regolamento di autonomia, nel momento in cui Lissner si dice disposto a scrivere il regolamento assieme a noi e il sindaco finalmente riceverà i nostri rappresentanti. Insomma, non è il momento di fare la faccia feroce, adesso». Gli orchestrali sono invece più compattamente pro sciopero, assicura Giuseppe Nastasi, del Fials: «Stiamo ancora aspettando risposte alle nostre richieste. Ci sono state assemblee in cui la volontà è emersa chiara ed è stata presa una decisione in modo democratico. Credo che domani sia il momento chiave, visto che è in programma un tavolo tra Lissner e le segreterie dei sindacati». Tavolo cui parteciperà il segretario del Fials, la sigla autonoma maggioritaria tra coristi e orchestrali, Stefano Malatesta: «Abbiamo fatto alcune richieste a Lissner che ha risposto in modo insufficiente. Chiediamo impegni scritti, quelli verbali non ci bastano più. Certo, i dubbi sullo sciopero li abbiamo tutti, a partire da quelli economici. Ma ci sono momenti in cui serve la linea dura. Vero, il sindaco ci ha convocato, ma che ne sappiamo cosa ci dirà? Magari è solo una mossa interlocutoria per dividerci». A non appoggiare la linea dura sono - e da tempo - anche Cisl e Uil, il cui segretario Domenico Dentoni spiega: «Scioperare non serve a nulla in questo momento, anzi peggiora solo la situazione, anche come rapporto con il pubblico, che è molto delicato. Abbiamo aperture importanti dal sovrintendente e dal sindaco, aspettiamo di vedere a cosa porteranno». Ma intanto una decisione andrà presto presa, almeno sulla trasferta napoletana: il sovrintendente del San Carlo entro un paio di giorni esige di sapere se la trasferta della Scala sarà confermata, per poi decidere a sua volta se annullare o no il concerto a Pompei.