Il governo di Santa Lucia non ha mai acquisito al demanio la proprietà, neppure dopo la sentenza della Cassazione nel 2008 La società Country Club, che laveva acquistata, invece sapeva bene che cosa ne avrebbe fatto: discoteche e alberghi, pazienza se non proprio di charme, come lAramacao e il Terra Mia, che non hanno neppure un sito internet. E poi annessi ristoranti e villette costruite con lo scopo preciso di nascondere i latitanti del clan dei Casalesi, che, secondo le intercettazioni telefoniche in mano alla Dda, si riunivano nei relais camorristi anche prima di una sanguinaria esecuzione. Per quasi ventanni nessuno ha più parlato degli acquirenti del lungolago, che oggi si è scoperto essere legati ai potenti Casalesi. Poi è arrivata la notizia del sequestro, ed è sorto il dubbio che la questione proprietaria, pur avendo avuto un lungo iter a colpi di carta bollata fra Stato-Regione e privati, sia stata lasciata - per sciatteria o forse per volontà - a fluttuare nellindecisione per non modificare lo status quo. Ora Cesare Sirignano, il pubblico ministero della Dda che si occupa del patrimonio del clan di Casal di Principe, ha dato mandato alla Dia di sequestrare tutti gli atti relativi al contenzioso sul lago dAverno negli uffici della Regione. Cè ancora molto da chiarire. Prima il Consiglio di Stato che nel 2005 dà ragione alla famiglia Cardillo, ammettendo la validità della linea temporale della cessione in cambio di 400 ducati ai nobili Pollio da parte dei Borbone nel XVIII secolo. Poi, nel 2008 la Cassazione, che dirime la querelle sulla proprietà dando ragione allo Stato. Ma dopo questultima parola, il silenzio. Il lago dAverno, con tutto ciò che intanto gli è sorto intorno, resta in mano a Cardillo e soci. La Regione non acquisisce al demanio, mai. Perché? Eppure nel febbraio del '91, mentre lAverno era già in odore di scempio, ci fu addirittura un ministro dei Beni culturali, Ferdinando Facchiano, che firmò un severo decreto di vincolo derivante dalla legge 1089 del '39 che, per come era concepito, avrebbe dovuto scoraggiare qualsiasi acquirente. Ma perché la soprintendenza e la Regione, che dovevano sorvegliarne lattuazione, non lhanno fatto né allora né mai più? Fu lallora presidente del consiglio regionale, il socialista Giovanni Sullutrone, a rinviare sine die la discussione sullacquisizione del lago, che era stata proposta dai Verdi dopo una battaglia a colpi di petizioni popolari. Eppure le intenzioni dei nuovi proprietari furono subito evidenti: «Lavoriamo qui da 50 anni, vogliamo conservare la zona comè, pulita», furono le parole testuali di Raffaele Cardillo, padre del titolare, dette a "Repubblica". Ma non era vero. Avevano già comprato un vecchio chalet abusivo, che in un baleno era diventato ristorante con bar, uffici e circolo nautico affacciato sullAverno. Cerano tutti gli estremi per fermare lo scempio. Ma nessuno mosse un dito in favore del mito di Ulisse e di Enea.