la manovra uccide il nostro paesaggio Si annienta così il sistema vigente invitando ad edificare, anche in zone vincolate, senza alcuna autorizzazione La "manovra" del governo che in nome del federalismo mette in ginocchio le Regioni, e senza affrontare i nodi della corruzione e dellevasione fiscale taglia selvaggiamente sanità, ricerca, scuola sta facendo unaltra vittima: il nostro paesaggio. Unecatombe annunciata già nel decreto-legge, che prevedeva (come ho scritto il 31 maggio in queste pagine) una forma aggressiva di silenzio-assenso sulle autorizzazioni paesaggistiche, annullando di fatto le garanzie del Codice dei Beni Culturali (varato nel 2004 da un governo Berlusconi). In sede di conversione in legge, comera prevedibile, la sbandierata necessità di un voto di fiducia si traduce anche su questo tema in licenza di uccidere, che prenderà posto nel maxi-emendamento "omnibus". La Commissione Bilancio al Senato ha emendato, su proposta del presidente Azzollini (Pdl), lart. 49 della "manovra" (ddl 2228), prevedendo di declassare la d.i.a. (dichiarazione di inizio attività) in s.c.i.a ("segnalazione certificata di inizio attività"), di fatto unautocertificazione a cura dellimpresa o di un tecnico di sua fiducia, che elude ogni successivo controllo («lattività oggetto della segnalazione può essere iniziata alla data della presentazione della segnalazione»). Si annienta in tal modo il sistema vigente invitando a edificare, anche in zone vincolate, senza alcuna autorizzazione, e lasciando alle pubbliche amministrazioni solo lopzione di tentare un blocco dei lavori, purché entro 30 giorni o «in presenza di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico, lambiente, la salute», e comunque sempre negoziando con limpresa-committente (e autocertificante). Questa norma è destinata a devastare il sistema, non a migliorarlo. Essa calpesta il principio (sempre confermato dalla legge 241 del 1990 ad oggi) secondo cui i meccanismi di accelerazione come il silenzio-assenso o la d. i. a. non possono mai riguardare beni e interessi di valore costituzionale primario come il patrimonio storico-artistico e il paesaggio. Principio riaffermato dalla Corte Costituzionale, secondo cui in materia ambientale e paesaggistica «il silenzio dellAmministrazione preposta non può aver valore di assenso» (sentenze 26 del 1996 e 404 del 1997). La nuova norma, se non fermata in tempo, avrebbe natura francamente eversiva: essa non solo capovolge la gerarchia fra un principio fondamentale della Costituzione (art. 9: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione») e la libertà dimpresa di cui allarticolo 41, ma dà per approvata una modifica dellarticolo 41 che le Camere non hanno ancora discusso. È solo di un mese fa lipotesi Tremonti-Confindustria di modificare larticolo 41 della Costituzione, che oggi garantisce la libertà dimpresa purché non sia «in contrasto con lutilità sociale»: secondo la proposta di modifica «gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post». In questa proposta di controllo postumo, che equivarrebbe di fatto allazzeramento di ogni controllo, è la radice del silenzio-assenso elevato a principio assoluto, della metamorfosi della d.i.a. in s.c.i.a.: in una Costituzione immaginaria, non nella Carta vigente. Nellemendamento che il voto di fiducia intende imporre brutalmente al Paese, la libertà dimpresa viene sovraordinata al pubblico interesse, e viene cestinato larticolo 9 che prescrive la tutela del paesaggio legandola a un sistema di valori incentrato sullutilità sociale, la dignità della persona umana (art. 3), i limiti imposti alla proprietà privata «allo scopo di assicurarne la funzione sociale» (art. 42). Il pubblico bene viene calpestato, la tutela messa in sottordine rispetto allunico diritto sovrano, quello di fare impresa a qualunque costo, anche inondando il territorio di cemento e di brutture, anche proseguendo lo spietato consumo di suolo già in corso (13 ettari al giorno cementificati nella sola Lombardia). Al di sopra del paesaggio, che è bene comune di tutti, vien posta la fatturazione delle imprese, la cui pretesa autoresponsabilità spodesta tutti i poteri delle pubbliche amministrazioni. I controlli ex post, secondo i dettami di un "nuovo" articolo 41 della Costituzione di Lorsignori (opposta a quella vigente), occasionali e a campione, sarebbero del tutto inutili una volta arrecato il danno. Sulla base di semplici autocertificazioni, migliaia di pale eoliche devasteranno sullistante anche i paesaggi più pregevoli, anche dove siano in corso azioni di tutela sinora efficaci, come è nel Molise ad opera della benemerita Direzione regionale dei Beni culturali: basterà una s.c.i.a. per rendere irriconoscibili lantica città sannita di Sepino o il monte Caraceno, importante area archeologica, boschiva e paesaggistica con vista sul parco nazionale dAbruzzo. Basterà una s.c.i.a. per evitare anche in futuro ogni controllo antisismico, preparando di fatto disastri futuri, pur di costruire (sempre mediante s.c.i.a.) "città nuove". Del resto, secondo il deputato Pdl Giorgio Stracquadanio, «LAquila era una città che stava morendo indipendentemente dal terremoto, e il terremoto ne ha certificato la morte civile; il Governo avrebbe voluto fare una nuova università, una Harvard italiana, e ci è stato detto che volevamo cementificare». Menzogne come questa risuonano impunemente nellaula di Montecitorio; una perversa Costituzione-fantasma, e non quella vera, detta lazione di governo. Se non si corre velocemente ai ripari, muore il bene comune, muore letica della Costituzione, muore la legalità, la storia e lidentità del Paese.
LA MANOVRA UCCIDE IL NOSTRO PAESAGGIO
Il governo ha approvato una "manovra" che prevede la declassazione della dichiarazione di inizio attività (d.i.a.) in segnalazione certificata di inizio attività (s.c.i.a.), permettendo alle imprese di iniziare le attività senza autorizzazione. Questa norma calpesta il principio di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, e potrebbe devastare il sistema paesaggistico. La Commissione Bilancio ha emendato lart. 49 della "manovra", prevedendo che le imprese possano iniziare le attività senza autorizzazione, e che le pubbliche amministrazioni possano solo tentare un blocco dei lavori se entro 30 giorni o in presenza di un danno grave e irreparabile.
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