In queste settimane si sta parlando molto di turismo: delle occasioni perse, degli sforzi fatti, delle cose (tante) da fare. Ciò che emerge, prepotentemente, è questa nostra voglia di sviluppo turistico. Ed emerge, anche, l'idea che non si possa avere un reale sviluppo del settore basandosi unicamente sul binomio sole e mare, prescindendo dal forte richiamo che può avere il turismo culturale. A questo punto, allora, interroghiamoci: perché perderci dietro progetti onirici e a noi estranei (penso a quanto ha affascinato l'evento della "notte della taranta" nel Leccese: ma noi che c'entriamo?) quando abbiamo "in sonno" la grande risorsa culturale del nostro Museo Nazionale? Già, il nostro Museo, ormai chiuso da quattro anni per un interminabile cantiere, e ridotto a una sorta di "Bignami" a Palazzo Pantaleo. -------------- Quella gru che svetta da 4 anni Diciamo le cose come stanno: avevamo un grande e famoso Museo Nazionale che ora, da quattro anni, non lo abbiamo più. Lo riavremo - questo è certo- ma non si sa quando: un anno? Ancora di più? Credo che certezze non ne possa dare nessuno. Subilo una domanda: è giusto che nessuno dia conto di questo ai tarantini? La nostra idea è che la Soprintendenza comìnci ad abbattere il muro di distacco che ha con la città e cominci a considerarsi parte di questa città che con la propria storia millenaria permette resistenza della Soprintendenza stessa. Tanto per essere chiari! Ma vediamo cosa sta succedendo dietro quella palizzata di via Cavour e sotto quella gru che incombe sull'antico convento di San Pasquale. Il Museo Nazionale, uno dei più importanti dei Mezzogiorno (superato solo da quello di Napoli e poi, con i bronzi di Riace a quello di reggio Calabria) chiude i battenti nel 2000, anno santo per la Chiesa, ma non per gli studiosi e gli appassionati di archeologia. Chiude, il Museo, per iniziare i lavori che lo dovrebbero portare a diventare molto più grande, quindi - se sistemato bene - molto più importante. Il cantiere apre con un progetto, con i finanziamenti (prima dei fondi Fio, poi anche del Ministero) e con una previsione di tempi: un anno, massimo un anno e mezzo. Passa l'anno e mezzo, ne passano tre, quattro, ed ora si parla di un possibile completamento, con conseguente inaugurazione, per la primavera del 2005. Se così dovesse essere, avremmo totalizzato sessanta mesi al posto dei previsti dodici-diciotto. Come programmazione non c'è male. Tanto, a pagare in termini culturali ed economici - è sempre Taranto. Oviamente, si accettano scommesse che per la primavera e l'estate prossima non si vedrà niente. Il ragionamento è semplice: se ancor oggi sono in corso i lavori alla strattura, anche se domattina dovessero finire non si farebbe in tempo per la primavera ad arredare il Museo e, soprattutto, ad organizzare le varie esposizioni. Il nuovo progetto Come si ricorderà, prima della chiusura il Museo Nazionale di Taranto aveva un ingresso al piano terra da corso Umberto; poi l'esposizione vera e propria era su tutto il primo piano inoltre, negli ultimi anni era stata allestita in un'ala del secondo piano la sezione preistorica, grazie all'esperienza della dottoressa Gorgoglione, unica archeologi in Taranto specializzata in quell'epoca (gli altri sono tutti archeologi di età classica). In futuro, grazie ai lavori eternamente in corso, tutta la struttura dell'ex convento di San Pasquale sarà adibita a museo, considerando che il pianoterra e parte del secondo piano sono stati già liberati dagli uffici della Soprintendenza (da anni trasferita al convento di San Domenico nella Città Vecchia). Solo la Direzione del Museo rimarrà al San Pasquale. ----------------------- Museo preso sottogamba A questo proposito vale la pena di aprire un inciso. La direzione del Museo è da sempre affidata allo stesso soprintendente, che poi delega l'incombenza a un archeologo. Vista l'importanza della struttura (e ancor più quando riaprirà il "nuovo" Museo) sarebbe opportuno, con apposita decisione del Ministero, staccare le due cose e dare una titolarità ufficiale alla struttura museale. A ben vedere, la soprintendenza archeologica si occupa degli scavi, della ricerca, dello studio; mentre il Museo si preoccupa della fruizione del frutto di quelle ricerche e di quegli studi. Due attività strettamente collegate, ovviamente, ma diverse. Questo anche in ossequio ai principi moderni dell' organizzazione museale. In tutto il mondo, ormai, i musei non sono più qualcosa di statico e polveroso, ma sono volani di cultura, promuovono mostre sempre diverse, utilizzano la multimedialità per meglio coinvolgere e soddisfare il visitatore. Un moderno museo non è più concepibile senza sale multiMediali, sale didattiche, strutture idonee per dialogare col mondo della scuola. Il museo come impresa culturale richiede particolari professionalità e specifica attenzione. Non sappiamo nemmeno se le strutture dette prima faranno parte, domani, del Museo Nazionale di Taranto. ---------------------------- Lavori e cause del ritardo A quanto si sa, nonostante i finanziamenti previsti e tutto il resto, i lavori si sono fermati per un certo periodo perché quei fondi non sono arrivati. Poi, una volta rimesso in attività il cantiere, si è andati avanti (e attualmente è così) a rilento, a piccoli lotti. Insomma il cantiere del Museo Nazionale gestito come un privato può fare con la propria casetta in campagna un po' di risparmi per realizzare le strutture in cemento armato; poi, con la liquidazione, completare il grezzo; dopo un po', magari, anche l'intonaco e gli infissi. Crediamo che la struttura di cui stiamo parlando meriterebbe altra considerazione. Interessate due Soprintendenze E' evidente che non sono stati programmati bene il tipo di lavori, i tempi, i fondi, ovvero è mancata una reale, completa progettazione. Purtroppo, nel nostro caso le responsabilità sono incrociate fra la Soprintendenza Archeologica regionale (che ha sede a Taranto) e la Soprintendenza regionale ai Beni Monumentali (competente per l'ex convento) che ha sede a Bari. Come molti sanno, delle due Soprintendenze, la prima ha competenza sino all'anno Mille d.C.; l'altra su tutto ciò che è datata dal Mille in poi. La nuova Riforma del Ministero dei Beni Culturali, varata due mesi fa, ha creato una sorta di mega-sovrintendente, chiamato Direttore regionale, che ha competenza su tutte le Soprintendenze, sulle Biblioteche nazionali, sugli Archivi di Stato. Il 2 agosto scorso il Ministero ha nominato, per la Puglia, il dott. Iacobitti, campano, già responsabile della Reggia di Caserta. E' presto per dirlo, ina è auspicabile che il direttore regionale sappia far convergere le varie risorse verso la definizione dei lavori del Museo di Taranto. Intanto, in città (come da decenni) corre la solita voce di un tentativo di "scippo" barese della Sovrintendenza Archeologica. La notizia è, nei fatti, priva di fondamento ma, al tempo stesso, la questione è - se possibile -più pericolosa. Si tratta delLa ormai imminente istituzione, a Lecce, di una Sovrintendenza mista (Beni Monumentali, Paesaggistici, Antropologici) con competenza su Lecce, Brindisi e Taranto. AL momento è esclusa quella Archeologica che resta regionale e appannaggio di Taranto. Al momento. E si prevede un'altra Soprintendenza mista , come la precedente, a Foggia, con competenza Foggia e Bari. Se questa è la nuova tendenza, non è difficile ipotizzare che presto o tardi si arriverà ad avere solo Soprintendenze miste. Se così fosse, forse a Taranto dovremmo preoccuparci di averne una mista prima di perdere la regionale Archeologica e, di conseguenza, perdere tutto, Tra un rischio e l'altro, non sarebbe affatto male assicurarsi l'autonomia del Museo, Nazionale come ipotizzavamo prima. I giochi, come si può vedere, sono tanti e possono essere ancora una volta passare sopra le nostre teste (spaccandole!) se non ci decidiamo a pensare e ad agire unitariamente a livello di enti locali (penso soprattutto al Comune capoluogo e alla Provincia) il cui rapporto con i Beni Culturali è regolamentato dal nuovo Codice varato il 1 maggio scorso; e a livello di parlamentari. Ma qualcuno si ricorda ancora che abbiamo nove-parlamentari-nove? direttorecorgiorno.it