Sono dell'Università di Pisa, a guidarli Federico Cantini LIMITE. «Gli scavi nella villa romana di Limite proseguiranno il prossimo anno con l'impiego di venti studenti ed una campagna di scavo di due mesi a partire da maggio. Poi, proseguiremo anche nell'anno successivo». Ad affermarlo, soddisfatta, la dottoressa Lorella Alderighi, responsabile di zona della Soprintendenza Archeologica per la Toscana. La notizia tanto attesa giunge a rassicurare tutti coloro che tengono all'archeologia. Lo scavo dunque arriverà al termine, e saranno impiegate sul cantiere molte forze qualificate, grazie all'accordo fra la Soprintendenza Archeologica per la Toscana e l'Università di Pisa. Per quanto riguarda la villa, si tratta di una scoperta archeologica senza precedenti, nel comune di Capraia e Limite, destinata a rivoluzionare i contenuti dei manuali di storia antica. Un gruppo di giovani archeologi dell'Università di Pisa, guidato da Federico Cantini, ricercatore del dipartimento di scienze archeologiche, dopo aver effettuato un primo scavo nello scorso maggio, programmato da tempo con la Soprintendenza archeologica per la Toscana, in un'area situata poco dietro l'abitato della Castellina di Limite, lungo la strada che conduce a Castra, poco prima dell'inizio della salita, ha centrato la scoperta del secolo. Lo scavo ha dato già in una prima fase molto più dei risultati sperati e le forme di una monumentale villa romana del periodo imperiale si possono fin da adesso osservare in tutta la loro maestosità. «Le prime notizie di presenze archeologiche interessanti in quest'area - ha affermato Federico Cantini - risalgono agli anni Ottanta del Novecento, quando durante una serie di lavori edili affiorarono strutture murarie di epoca romana. Recentemente abbiamo effettuato indagini con nuove tecniche magnetometriche e i risultati ci hanno indotto a programmare uno scavo. Abbiamo riportato alla luce diverse fasi di costruzione e frequentazione di una villa imponente, una struttura di dimensioni straordinarie non solo per questa zona. I materiali più antichi ritrovati per ora appartengono alla tarda età imperiale, ma lo scavo ha riservato molte sorprese. Abbiamo riportato alla luce un edificio absidato, probabilmente lo spogliatoio dell'area termale della villa, considerato che sono tornati visibili anche i tubuli attraverso i quali veniva trasportata l'acqua, ma potrebbe pure trattarsi di un grande salone di rappresentanza del patronus della villa». Ed è a proposito di questo, del proprietario del grandioso complesso, che è arrivata la sorpresa più importante. «Nella struttura semicircolare destinata a ospitare una vasca fontana, preceduta da un'area pavimentata, è stata rinvenuta un'epigrafe nella quale si legge il nome del proprietario della villa, Vezio Agorio Pretestato; per capirne la statura, basti pensare che Vezio Agorio Pretestato è citato da molti autori latini come personaggio di primo piano nella Roma del IV secolo». Risale al 4 secolo dopo Cristo. Il grande casale serviva per la caccia LIMITE. Fra il III ed il IV secolo Dopo Cristo siamo in un periodo in cui la ricchezza si concentra nelle mani di pochi grandi proprietari aristocratici, che costruiscono enormi complessi monumentali di dimensioni straordinarie, destinati allo sfruttamento agricolo del territorio in luoghi dove comunque potersi recare in vacanza ed a caccia per la pratica dell'otium. Il paragone di questa scoperta con la grandiosa villa romana del casale di piazza Armerina, costruita fra il III ed il IV secolo D. C. ad esempio, come affermano gli archeologi, non è azzardato. Gli scavi sono proseguiti con alcuni saggi nell'area circostante la villa, laddove gli strumenti georadar hanno dato segno di evidenti anomalie che fanno pensare a strutture sommerse di notevoli dimensioni. Peraltro, anche con una semplice osservazione superficiale, si vedono affiorare nella piana situata nelle vicinanze dello scavo resti di mura piuttosto eloquenti. La superficie dalla villa doveva estendersi anche nell'area contigua all'attuale scavo, occupata adesso da un capannone e da alcune case. I primi fondi sono stati messi a disposizione dalla Soprintendenza archeologica, che si è occupata della recinzione, e dall'Università di Pisa, con il personale specializzato.