Magari, come dice il New York Times, ci mancassero solo i soldi per ben mantenere i meravigliosi monumenti antichi che abbiamo ereditato. E' che qui cominciano a mancare i soldi per robe ben più terra a terra, a cominciare per esempio dalle manutenzioni dei fondi stradali. Forse il giornalista del NYT a forza di stare con il naso all'insù a guardare monumenti, non ha avuto tempo per accorgersi che da parecchi anni ormai stiamo con le pezze al culo. Che poi per aumentare il livello di conservazione dell'antico dobbiamo rinunciare anche a quei pochi pezzi di modernità che ci fanno sentire, anche a noi, nel XXI secolo è un'altra idea francamente legittima, ma poco condivisibile. Piuttosto, per guardarci in casa, sarebbe forse il caso di cominciare a rinunciare all'idea di tutto poter conservare, restaurare, mantenere di quello che, secondo classificazioni scolastiche, sarebbe degno di protezione. Mettendo sullo stesso piano, per amor filologico o per feticismo dell'antico, il Colosseo e il muretto sbrecciato rintracciato lungo qualche consolare, il Palatino e la cantina di qualche villa romana. Spesso l'attività di tutela e conservazione sembra più servire a mantenere funzionari e sovrintendenze, e gli affari che vi girano attorno, che a delineare un disegno razionale di tutela che rispetti gerarchie e sensibilità. E si trovi d'accordo con la città moderna. D'altra parte il NYT è stato qualche giorno fa ripagato con ugual moneta da uno degli esponenti più importanti dell'archeologia italiana. «A me i grattacieli non piacciono... da quarant'anni vado a NY e trovo che certe strade siano veramente brutte fatte di giganti di vetro... con quelle fontane che non sono davvero la fontana di Trevi» . Che dire di fronte a questa dichiarazione di Adriano La Regina, per molti anni sovrintendente ai Beni archeologici di Roma, rilasciata per commentare la possibilità che a Roma si realizzi qualche grattacielo periferico? Il paragone fra la Fontana di Trevi e le fontane di NY è da antologia. Secoli di storia passati invano, la completa incomprensione di che cosa sia una metropoli moderna è da manuale, il rimpianto per le forme di una civiltà trascorsa impareggiabile. Da sottolineare poi la totale dissociazione fra le forma della città e la storia e struttura delle società che le producono. Se si rimpiange la Fontana di Trevi occorre rimpiangere anche la Roma dei Papi. Ci attendiamo nel solco di queste riflessioni un paragone, naturalmente distruttivo, fra Piero della Francesca e Picasso, fra Giotto e Kandinsky, fra Cimabue e Cattelan. Fra la lavatrice e i lavatoi, la tv e le sagre di paese, l'auto e il carro. Fra l'altro ve la immaginate NY con in una piazza qualche cosa che assomigli alla Fontana di Trevi? Un orrido sogno kitsch, rintracciabile per altro per la gioia (?) di La Regina in quel meraviglioso immaginario di cartapesta che è Las Vegas. D'altra parte in una discussione di molti anni fa con Antonio Cederna mi toccò chiedergli: «Antonio, ma sei sicuro che non ti saresti opposto anche alla costruzione di Venezia, visto che si è trattato di una chiara speculazione in una meravigliosa zona umida, dove nidificavano migliaia di uccelli?». A me è chiara invece una cosa: l'impossibilità di fare di Roma una città veramente moderna, salvo gli interventi urbanistici piemontesi e alcuni di quelli successivi del fascismo, ha prodotto un mostro sconosciuto in altre parti del mondo: il palazzinaro. Protagonista di costruzioni di bassa qualità, edifici anonimi e tirati su in quattro e quattro otto e in cui non è nemmeno prevista la qualità architettonica. Con un enorme spreco di terreni agricoli, la cui trasformazione in terreni edificabili è l'unica forma di ricchezza (speculativa) prodotta. Certo per realizzare edifici verticali (grattacieli) ci vuole qualità, capacità strutturali, impiantisti di prim'ordine, ottimizzazioni tecnologiche, studi di ingegneria e di architettura. Energia e informazione contro rendita immobiliare. Roba quasi sconosciuta in Italia e soprattutto a Roma. Che in questo modo continua ad alimentare un battaglia senza senso logico, ma comoda per tutte le parti in gioco, fra conservatori e speculatori. Gli uni fanno soldi e gli altri, persone per bene, producono indignazione e, soprattutto, si mettono l'anima in pace. A farne le spese come al solito è qualsiasi idea di modernizzazione, di efficienza e di equità.