Innovazione e redditività anche per il nostro patrimonio culturale I musei e i siti archeologici italiani stanno rischiando di trasformarsi sia nei servizi offerti ai visitatori che nella trasformazione degli spazi espositivi, ma soprattutto nei modelli gestionali. La nomina del manager Mario Resca a capo della nuova direzione generale per la valorizzazione del ministero dei Beni culturali, i progetti dei Grandi Uffizi e della Grande Brera, l'istituzione della fondazione Museo delle antichità egizie di Torino e del consorzio pubblico-privato per la valorizzazione della Reggia della Venaria reale, oppure i commissariamenti della Sovrintendenza di Roma e anche di quella di Napoli e Pompei, sono i primi e più noti esempi di questa conclamata volontà d'innovazione, di autonomia, di maggiore redditività per il patrimonio culturale italiano. Esperimenti notevoli. Ma funzioneranno? Per fare qualche previsione attendibile può costituire un utile esercizio l'esame di un modello alle porte di casa, modello pur recente ma che ha già mostrato in quindici anni pregi e qualche limite. La Reggia di Versailles, costruita per attirare su di sé gli sguardi del mondo, l'anno scorso ha in effetti ospitato 5,4 milioni di visitatori paganti o no (esclusi i frequentatori non contabilizzabili del parco). Dal 1995 è un ente pubblico, dotato di un presidente, di un consiglio d'amministrazione, di un direttore generale, di un amministratore generale. E la scelta del presidente da parte del ministro della Cultura, con mandato di tre anni rinnovabile, è un fattore già indicativo: tutte personalità di elevato spessore scientifico all'inizio, politici di rango gli ultimi due (Christine Albanel, poi diventata anch'essa ministro della Cultura, e l'ex omologo Jean-Jacques Aillagon, in carica dal 2007 e freschissimo di rinnovo). Versailles ha poi piena, o quasi, autonomia finanziaria. Lo Stato si fa infatti carico delle spese per il personale (20 milioni di euro per 607 unità nel 2009, dai custodi ai ricercatori) e per i grandi interventi di restauro (altri 25,8 milioni); per tutto il resto spese di funzionamento, programmi culturali, operazioni minori di restauro per l'ammontare di 55,1 milioni c'è l'autofinanziamento: biglietti, concessioni varie e mecenati. In buona sostanza, il presidente Aillagon non ha un effettivo potere decisionale sul progetto della Grande Versailles: un immenso cantiere aperto nel 2003 (quando Aillagon era il ministro competente) per il restauro e la messa in sicurezza del sito. Per la creazione di un nuovo sistema di accessi per il pubblico e di un rinnovato e più ricco percorso espositivo (17 anni di lavori fino al 2020, dal costo complessivo di 500 milioni di euro). Aillagon ha però la facoltà, che si è dimostrato abilissimo a sfruttare, di ricorre ai mecenati per interventi al di fuori del grande cantiere. Mecenati autentici, che in cambio di qualche solido sgravio fiscale non esitano a intervenire. Sono i grandi gruppi economici, che hanno permesso il restauro triennale e il ritorno della celebre statua equestre di Luigi XIV sulla piazza d'armi della reggia, che hanno finanziato, tra i lavori in corso, il restauro del Trianon, del bacino di Latona, dei gruppi scultorei del boschetto dei Bagni di Apollo, o la sistemazione con materiali ecocompatibili dei 43 chilometri dei viali del parco da parte e a carico di un'azienda specializzata; oppure l'acquisto di quadri, disegni, sculture, mobili e altri oggetti d'arte destinati ad arricchire, spesso a reintegrare, le collezioni del castello. Ma sono anche i singoli benefattori, associazioni o fondazioni, piccole e medie imprese, che hanno cospicuamente partecipato ottanta interventi, per il totale di 2,7 milioni di euro al progetto di restauro, tramite l'adozione delle statue del parco, e a quello analogo (la novità del 2009) sulle panchine del parco (con l'impegno, al netto dello sgravio fiscale ottenibile, di 1200 euro ognuna). Saprebbero fare altrettanto, opportunamente incentivati, i potenziali mecenati italiani? Ma Aillagon, se da una parte ha saputo come incentivare a dovere il mecenatismo, dall'altra ha deciso di incrementare le risorse proprie di Versailles anche in altro modo: raddoppiando il costo del biglietto d'ingresso, passato dai 7 euro e cinquanta del 2005 ai 15 di oggi. Certo, con l'attuale biglietto è ormai possibile accedere anche alle mostre temporanee, normalmente a pagamento: ma la scelta è obbligatoria; ed è anche vero che, dati 2009 alla mano, gli ingressi gratuiti sono il 40 per cento del totale, ma comprendono anche le esenzioni per la fascia d'età 18-25, di recente istituzione, ripianate dal ministero. Non solo. Perché, sempre per far cassa, Aillagon ha optato per la moltiplicazione degli eventi ad alto tasso di richiamo: gli spettacoli delle acque musicali con fuochi d'artificio nei giardini, che creano picchi di concentrazione dell'affluenza e danni collaterali (compresa l'usura delle statue a causa dei getti d'acqua ininterrotto; dissacranti mostre di arte contemporanea tra il 2008 e il 2009 quella dell'americano Jeff Koons con l'aragosta appesa a testa in giù, quest'anno quella del giapponese Takashi Murakami dallo stile superpiatto d'ispirazione manga che stridono con la storicità dei luoghi ma fanno gonfiare le rassegne stampa internazionali e svuotare i portafogli dei mecenati in cerca di effimera notorietà. Ma è soprattutto nelle mostre e nel loro programmi di eventi collaterali che Aillagon si è dimostrato inarrivabile manager culturale. Quella dedicata a Luigi XIV, L'uomo e il re, dall'ottobre 2009 al febbraio 2010, è l'esempio a cui i nostri curatori e valorizzatori dovrebbero guardare con ammirazione e un pizzico d'invidia. Innanzitutto, l'originalità del taglio. Non solo e non tanto il re, personaggio che ha fatto la Storia e ha costruito la reggia, ma soprattutto l'uomo, la sua formazione, le sue passioni artistiche, gli oggetti collezionati, i suoi artisti prediletti, i suoi spazi vissuti più che rappresentati, il suo ruolo di selezionatore del gusto nella storia dell'arte francese. Una mostra di straordinari oggetti e opere d'arte, ma anche un catalogo; un programma di concerti dell'epoca realizzato dal Centro di musica barocca di Versailles nella cappella reale e nella celeberrima galleria degli specchi. Le nuove tecnologie sono alla base anche della più originale iniziativa di Aillagon per il 2010: la conferenza internazionale, in occasione dell'anniversario del Giuramento della pallacorda (il 20 giugno 1789) che diede il via alla Rivoluzione francese, dedicata ogni anno alla riflessione sull'esercizio della democrazia nel XXI secolo.
Secolo d'Italia
10 Luglio 2010
Copiamo Versailles: fondi dai mecenati e biglietti più cari
GI
Giuseppe Mancini
Secolo d'Italia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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