ROMA - La Finanziaria colpisce a morte la cultura. Con un colpo di scure vengono decurtati 90 milioni di euro. A dispetto delle pompose parole dei politici che assicurano il proprio interesse per migliorare la struttura civile del nostro Paese, va detto che le risorse restano allo 0,179. Urbani, quale responsabile del dicastero dei Beni Culturali e dello Spettacolo non sa darsi pace su quanto deciso dal Consiglio dei Ministri. Dichiara che vi sono appena tre mesi di tempo per rimediare allo scempio. Il settore più penalizzato di tutti è quello del cinema. Il cosiddetto 'decreto salvacinema' si è trasformato in un 'decreto affossacinema'. Eppure per esempio per la cinematografia erano state avviate a suo tempo le più opportune riforme affinchè i contributi erogati venissero spesi al meglio e non si dovesse fare ricorso ad ulteriori sovvenzioni. Come il cinema, anche il teatro ha avuto i suoi tagli e ne hanno particolarmente sofferto il Petruzzelli di Bari e il Donizetti di Bergamo. In più resteranno in cantiere le ricerche di nuovi linguaggi espressivi da parte di giovani Compagnie. Si era altresì parlato di incrementare la produzione dei 'corti', si era anche avanzata la proposta di finanziare sceneggiature giudicate originali da apposite Commissioni. Nella Urica, in un preordinato progetto del Ministero si voleva dare maggior spazio ai compositori contemporanei. "Noi, ci tengo a precisarlo - ha dichiarato il ministro - abbiamo messo mano alle riforme cancellando precedenti maniere sbagliate di ripartire i finanziamenti e applicando severe norme di selezione. Ci aspettavamo una medaglia e ci arriva invece la degradazione! " "La cultura dello spettacolo - a dire di Urbani - è stata qui mortificata sotto ogni aspetto." Poi aggiunge di aver preparato un'approfondita relazione al Presidente del Consiglio per riguadagnare certe posizioni perdute. Naturalmente c'è chi si chiede con insistenza come mai lo stesso Urbani al Consiglio dei Ministri abbia votato la Finanziaria, per poi sentirsi sorpreso dalle decurtazioni. A Fabio Ferzetti del Messaggero Tilde Corsi che con Gianni Remoli produce i film di Ozpetek, dichiara di sentirsi sorpresa nel vedere Urbani scagliarsi contro i nuovi tagli del Pus come se la cosa non lo coinvolgesse. Così precisa:" Capisco che il ministro si senta scavalcato ma questo provvedimento non viene certo da lontano. E' figlio dell'emergenza cronica di tutti i ritardi e gli ostacoli usati per negare o diminuire i fondi del cinema da quando egli è a capo del dicastero. Non ho sottomano le cifre esatte ma alla Bnl si parla di 33 milioni di euro erogati negli ultimi due o tre anni. Una miseria e si capisce perché. Se passa il concetto che cultura e spettacolo non sono settori prioritari nella vita nazionale, poi chiunque si sente autorizzato a tagliare. Snaturando tra l'altro la nuova legge, nata invece per fare pulizia e imporre nuove regole." Aurelio De Laurentis presidente dei produttori italiani, a sua volta aggiunge," il governo ha pensato bene di fare un ulteriore salasso all'unico bene che ancora ci resta: la cultura. Il cinema è cultura. In Italia dovrebbe esistere l'industria del bello da imporre al nostro mercato e nel mondo anche attraverso il nostro cinema. Allora, altro che 90 o 100 milioni! Ci vorrebbero due miliardi di euro per farlo risorgere!"