La narrazione Le Sentinelle, installazioni modulari diffuse nei corridoi e nelle stanze, raccontano «sensorialmente» la vita delle truppe in quegli spazi Il percorso Si cammina attraverso i tunnel e nell'umidità accompagnati da suoni e immagini che restituiscono l'atmosfera della fortezza assediata La guida Il Forte Belvedere Gschwent di Lavarone, grazie al progetto «La Fortezza delle Emozioni» è inserito nel programma di iniziative riunite sotto il titolo «Trentino. Dalla Guerra alla Pace»:si tratta di un progetto articolato in una serie di installazioni interattive, che mirano a valorizzare il patrimonio di memorie ancora «custodite» da questa fortezza. Il museo del forte è aperto da martedì a domenica, dall'1 aprile all'1 novembre con orario 10-12 e 14.30-18. In luglio e agosto è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18. Biglietti: intero 5 euro. lnfo: tel. 0464780005 o www.tortebelvedere.org Il 3D cinematografico a Forte Belvedere Werk Gschwent è roba vecchia. Lì dove il grande schermo si «limita» a riprodurre la tridimensionalità di una storia, la «Fortezza delle Emozioni» di Lavarone arriva a ridare vita, attraverso silhouettes di luce, le note basse e minacciose dei rombi del cannone, il sibilo angoscioso del respiro attutito dalle maschere anti gas, alla Storia vera. Quella della Grande Guerra che il Trentino non vuole dimenticare, in nome della pace. Un percorso che conduce idealmente all'anniversario dei cent'anni dallo scoppio del primo conflitto mondiale. E' lo Studio Azzurro ad aver dato vita al progetto triennale della Fortezza delle Emozioni al Forte Belvedere di Lavarone. Un progetto che, in queste settimane è stato inaugurato nella sua veste complessiva e offre, fra i 19 musei dedicati alla prima guerra mondiale, un'esperienza sensoriale a 360 gradi difficilmente emulabile. Dal 1996 l'immenso labirinto di corridoi sotterranei e umidità sospesa nel tempo della fortezza è stato restaurato. Il primo step, a suo tempo, fu la realizzazione del museo dedicato proprio al primo conflitto mondiale, un museo «oggettuale», di tipo tradizionale, collocato nel corpo principale del bastione di difesa militare che vigila, da inizio '900, sulla Val d'Astico. La particolarità della fortezza, le cui arterie sono corridoi sotterranei che ricoprono interamente lo sperone di roccia su cui sorge il complesso militare, ha portato, nel 2007, alla nascita di un progetto ulteriore, ben pi ambizioso, che oggi apre al pubblico sotto la forma di un «museo narrativo». Alla Fortezza delle Emozioni non si espongono oggetti bensì memorie, ricordi, testimonianze e diari. Le due sezioni museali convivono e si completano ma i riflettori sono puntati su quelle installazioni modulari, le Sentinelle, diffuse lungo gli spazi, le stanze e i corridoi che raccontano «sensorialmente» la vita quotidiana della truppa. «Si tratta di un sistema a silhouette - spiega Leonardo Sangiorgi, di Studio Azzurro - in cui le ombre danno vita a brevi flction sulla Grande Guerra. In un museo di narrazione la storia si manifesta attraverso la messa in scena, con piccoli set a grandezza naturale, delle scene di vita quotidiana dei militari di stanza alla Fortezza fra il 1915 e il 1918». E il termine «flction» non tragga in inganno. Ogni singola parola o suono che riecheggia fra le spesse mura della Fortezza arriva dai materiali d'archivio, dai diari, dal racconti testimoniali. Parole e suoni che sono diventati colonna sonora delle installazioni stesse. La Fortezza delle Emozioni diventa così un «ambiente sensibile e multimediale per architetture di guerra in tempo di pace» che propone un itinerario filmato da sei tappe multimediali. Nessuno spazio al'interno del museo è stato reinventato: tutto rispecchia il rigore architettonico del luogo e la sua natura militare. Al Plastico Animato, Le Sentinelle, Gli Obici dei Suoni e Gli Occhi di Luce (allestimento che reinventa il sistema di comunicazione luminosa, di telegrafo ottico, che collegava le fortezze dell'altopiano alla stazione del Monte Rust), che hanno preso forma nel 2008, si aggiungono ora due nuove installazioni, i «Diari dei Nidi delle Mitragliatrici» e «L'Angelo degli Alpini». Grazie alla prima il visitatore vede in controluce dei lampi che simulano le fiammate della canna della mitragliatrice e sente il suono secco di una raffica. Lo sguardo si posa, quindi, su uno schermo, dove appare l'immagine di un testimone del conflitto, mentre una voce fuori campo legge brani tratti da lettere e diari scritti proprio dalla persona ritratta nella foto. Anche l'installazione «L'Angelo degli Alpini» è sonora: in un'unica esperienza percettiva si uniscono la bellezza naturale del paesaggio e quella poetica in cui i «nemici» sono vissuti come altri protagonisti della stessa tragedia. Due voci femminili, attivate automaticamente dai visitatori, si alternano recitando Mario Rigoni Stern e Piero Jahier. Che la visita alla Fortezza dovesse diventare un'esperienza sensoriale è stata una scelta naturale: la fortezza stessa, per la sua vastità, la impone. Il visitatore cammina lungo i tunnel (il restauro è stato filologico e nulla attenua la durezza delle nasce un museo condizioni di vita dell'epoca di guerra), vive nell'umidità, viene accompagnato dagli stimoli sensoriali legati all'udito e alla vista. E l'udito gioca spesso la parte dedicato alla del leone. Un po' come in un thriller, la colonna sonora è fondamentale, con l'intensità aggiunta di suoni veri. Si ascoltano così gli «Obici dei suoni» che riproducono il fragore dei cannoni collocati nelle cupole. «Invece di sparare proiettili - spiega Sangiorgi - sparano suoni che riproducono ordini e accadimenti di una batteria di artiglieria. E i cannoni sonori vengono attivati dal pubblico». Come «guida» luminosa, infine, c'è il plastico tradizionale animato. «Per non far perdere il pubblico nei meandri sotterranei della fortezza - conclude Sangiorgi - abbiamo realizzato un plastico bianco che riproduce in scala l'edificio e parte della Val d'Astico su cui vengono videoproiettati in scala i camminamenti e ogni singola parte del complesso militare».