Mantova Se la vicenda avrà un lieto fine, Berlusconi potrebbe ricavarne una delle sue proverbiali barzellette: «La sapete quella dell'unico comunista che ho fatto liberare?». Il comunista in questione, anzi «comunista implicito, perché pittore dei poveri» come l'ha definito Vittorio Sgarbi, è nientemeno che Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. In questione, ovviamente, non è la libertà personale della buonanima, ma quella di un suo dipinto, la «Conversione di Saulo», della collezione Odescalchi, di raggiungere la mostra «Le ceneri violette di Giorgione», curata dallo stesso Sgarbi, che si inaugura oggi pomeriggio a Mantova. Quel quadro, fondamentale perché chiude il percorso della mostra, per ora a Palazzo Te non è arrivato. Ma Sgarbi ha chiesto l'Intercessione di Silvio. E giura di averla ottenuta: «II quadro arriverà. Me l'ha garantito giovedì pomeriggio, quando sonò andato a trovarlo in Sardegna e me l'ha ribadito anche oggi (ieri per chi legge, ndr), dopo averne parlato col ministro Urbani». Sgarbi aveva incolpato del mancato arrivo dell'opera il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono di An. Il quale però respinge l'accusa: «Quel Caravaggio è stato bloccato da un parere contrario dell'Istituto centrale del restauro, che ha ritenuto sconsigliabile il trasporto dell'opera per la fragilità della stessa. Un impedimento, quindi, di squisita natura tecnica, non certamente superabile con la cosiddetta "volontà politica"». Sgarbi è di parere opposto: «Quel quadro è sanissimo, ve lo garantisco. E sarebbe un abuso intollerabile, in uno stato liberale, impedire ad un privato, la principessa Nicoletta Odescalchi, di rendere l'opera ammirabile da tutti. Berlusconi l'ha capito e non vedo a questo punto chi potrebbe impedirne l'arrivo, anche se magari non in tempo per l'inaugurazione».