Alla cantina Petra di Suvereto si apre la mostra-denuncia con cento metri di fotografie inviate dai cittadini detective SUVERETO. Un capannone che impedisce la vista della Piazza dei Miracoli e della Torre pendente di Pisa. Un impianto produttivo nelle colline di incanto di Volterra. Uno strano campanile della chiesa di Marina di Cecina. Sono tre foto della mostra-denuncia del Nuovo paesaggio italiano, progetto di Oliviero Toscani e Salvatore Settis realizzato in collaborazione con il Fai e la Holding Terra Moretti (vedi a parte l'intervista a Vittorio Moretti), che si aprirà oggi pomeriggio, alle 18.30, a Suvereto, presso la cantina Petra, per tecnici, professionisti e giornalisti. Da domani la mostra sarà aperta gratuitamente al pubblico fino al 30 ottobre, dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 19. La mostra consiste in un grande rotolo di fotografie, lungo cento metri, che denunciano il degrado del paesaggio italiano. Quella di Suvereto è la prima mostra di Nuovo paesaggio italiano, un progetto con cui Toscani e Settis intendono lanciare l'allarme sul degrado del nostro territorio. Un clic contro gli scempi. Le foto esposte sono state inviate da cittadini che con una macchina fotografica o semplicemente un telefonino hanno fatto clic a brutture paesaggistiche e architettoniche. Toscani sceglie la fotografia come arma civica: «Il paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da Giorgione, viene ogni giorno violentato. Ognuno di noi può documentare il degrado in cui viviamo e le infinite brutture, gli sbagli, gli scempi che hanno devastato e continuano a devastare l'Italia. La fotografia così finalmente diventerà vera arte e memoria storica». Allarme rosso. Il direttore della Normale Settis lancia un allarme rosso sul paesaggio italiano che, «divorato dall'incuria e dal cemento, sta morendo, invaso da ecomostri grandi e piccoli, tetre villette, squallidi capannoni, mesti condomini. Di fronte a questo, istituzioni, addetti ai lavori, politici d'ogni colore tacciono quasi sempre. Aiutiamo gli italiani a riaprire gli occhi». Invasioni barbariche. Il direttore della Normale scende in campo a fianco di Toscani e lancia l'appello: un clic contro il degrado, le brutture, gli scempi: «Fotografiamo le sopraffazioni su un patrimonio che è di tutti, che è la nostra memoria e la nostra anima. Documentiamo le invasioni barbariche. Nel degrado non solo del paesaggio ma delle istituzioni, la fotodelazione di un cittadino agli altri cittadini è un mezzo potente per ricreare coscienza civica, consapevolezza di quel che accade, disgusto verso gli orrori che ci assediano». Foto choc. Toscani anticipa al Tirreno alcune foto choc della mostra: «Chiese in vetro-cemento con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti spioventi stile pagoda cambogiana, campane computerizzate, centri commerciali che spazzano via le antiche botteghe di generi alimentari e di artigiani, "spaghetterie" che rimpiazzano le civili trattorie e i ristoranti con giardino; autogrill, autostrade, tangenziali, sopraelevate al posto delle strade normali, case a schiera e condomini osceni invece delle case a misura d'uomo...».