LIVORNO. Passare davanti all'ex cinema teatro La Gran Guardia, e vederla ancora chiusa con l'ingresso che si affaccia su via Grande abbandonato al degrado, fa davvero l'effetto di un pugno nello stomaco. Di certo l'ex Gran Guardia non può essere lasciata così. Ma in attesa che si proceda alla sua riqualificazione - però sarebbe meglio definirla riconversione - qualcosa di potrebbe fare, e subito: pulire la facciata liberandola dalla polvere che si è acculata negli anni, dai volantini attaccati e strappati, dai graffiti, etc. Questo intervento avrebbe dovuto essere già stato effettuato, primo perché esiste un obbligo preciso che impone ai proprietari degli immobili di via Grande di pulire non solo la facciata ma anche il tratto di portico antistante comprese le colonne, secondo perché la situazione di degrado che si è venuta a determinare è assolutamente insopportabile. Invece i proprietari non hanno mai fatto nulla, se non rinforzare la vetrata con qualche asse di legno per evitare sfondamenti e intrusioni com'era accaduto nel 2007. Ma ciò che sorprende di più è che il Comune, che sta lavorando per "Pensare in Grande", non ha mai chiesto alla proprietà dell'immobile - e meno che mai intimato - di pulire l'ampia vetrata per garantire quanto meno una situazione minima di decoro e di igiene. Invece niente. Ed è difficile pensare che possa accadere adesso. Anche perché l'amministrazione comunale è tutta concentrata sulla procedura da seguire per far realizzare alla proprietà il progetto commerciale-immobiliare-edilizio. Per la realizzazione del palazzo di tre piani, sul retro dell'ex cinema, pare che sia sufficiente una Dia perchè non essendovi aumento di volumetria l'intervento ricade nella categoria delle ristrutturazioni straordinarie: in pratica per costruire 12 appartamenti in centro basta la procedura che un semplice cittadino deve seguire per fare una veranda sul balcone. Per autorizzare il progetto di HM, che vuole aprire un megastore di abbigliamento nell'area del foyer e della platea dell'ex cinema, sembra invece scontato il ricorso alla variante urbanistica (il che significa che il consiglio comunale dovrà esprimersi con un voto su questa operazione): la superficie di vendita prevista è infatti di 1.500 mq, mentre la variante adottata solo quattro mesi fa dal Comune fissa a 999 mq le dimensioni massime dei negozi in centro. Però anche in questo caso il condizionale è d'obbligo: gli uffici non hanno infatti ancora consegnato la relazione tecnica alla giunta e questo ritardo lascia pensare che si stia cercando di indiduare una strada alternativa alla così detta "variante della variante" per accelare i tempi di realizazzione del progetto. Resta da capire come l'amministrazione potrà riuscirci. Non di certo con un protocollo d'intesa.