Per ottenere modifiche alla manovra in favore della cultura, Fai, Wwf, Italia Nostra, Legambiente, Civita e Federculture presenteranno un appello a Berluscomi. Ma è stato il governiatore della Puglia NiKi Vendola, il mattatore dell'incontro al Maxxi sugli stati generali della cultura. «La manovra del ministro Tremonti sembra scritta dal marchese De Sade: infiigge al paese una stagione sadica senza nessuna prospettiva di crescita». E ha aggiunto: «La crisi viene presentata come un fenomeno meteorologico. Forse c'entra qualcosa la finanza creativa che ha pensato che l'economia potesse svilupparsi per partenogenesi, senza lavoro vivo?». Insomma, la manovra «è efficace per la decrescita del paese e la cultura e la siderurgia del futuro: gli operai sono i talentuosi del cinema, della danza, del teatro». Ma il dissenso contro i tagli di Tremonti è bipartisan: dopo Croppi, contro la manovra si scagliano assessori alla cultura di ogni colore, da Fiorenzo Alfieri di Torino (Pd) a Andrea Ranieri di Genova (centrosinistra), Andrea Arcai (Pdl) di Brescia, Cecilia d'Elia per la Provincia di Roma («la mortificazione della cultura segna solo un destino di declino. Per gli enti locali, la manovra significa la fine delle politiche pubbliche»). Il senatore Vincenzo Vita (Pd) lancia l'allarme: «La partita si sta per chiudere per non riaprirsi mai più. E un genocidio, con governo e maggioranza che nemmeno danno un segno di interesse».