L'allarme di Federculture: c'è un taglio di 58 milioni di euro l'anno per i prossimi tre anni a cui vanno aggiunte le riduzioni dei trasferimenti alle Regioni e agli enti locali Franco Bianchini «La cultura è a rischio paralisi». È questo l'allarme lanciato durante un convegno organizzato al Maxxi, da Roberto Grossi, il numero uno di Federculture (la Federazione nazionale che raggruppa enti locali, aziende di servizio pubblico locale e nazionale e i soggetti pubblici e privati che gestiscono i servizi legati alla cultura). Questo, infatti, secondo il presidente, «lo scenario inedito e allarmante che si prospetterà con l'entrata in vigore della manovra anticrisi, non solo per la prevista riduzione delle risorse disponibili ma anche, e soprattutto, per una serie di norme che potrebbero assestare un colpo fatale alle politiche pubbliche per il settore». Ma la cultura, avverte «non ci sta ad essere chiusa per decreto, si organizza e avanza proposte». La manovra economica «ancora una volta, va a colpire le risorse con un taglio di cinquantotto milioni di euro l'anno per i prossimi tre anni a cui bisogna aggiungere le riduzioni dei trasferimenti statali a Regioni ed enti locali che prospettano l'impossibilità per le amministrazioni locali di continuare ad assicurare l'erogazione ai cittadini di numerosi servizii tra cui naturalmente anche quelli culturali. La serrata, per un giorno. di tutti i musei. È la provocazione lanciata dall'assessore alla Cultura di Roma, Umberto Croppi, per protestare contro i tagli. «Può essere anche una questione di interpretazione delle norme», premette l'assessore, che non esita a definire «scritte con i piedi» queste misure e cita «il vincitore dello Strega Pennacchi quando dice ma tu sei scemo compà...». Di fatto, nota Croppi, l'interpretazione letterale della norma che per esempio limita gli investimenti di cultura delle amministrazioni pubbliche «comporterebbe la paralisi totale». Dall'assessore anche un paragone impietoso sugli investimenti in cultura fatti in Italia rispetto agli altri paesi del mondo. «Ci hanno fatto notare che il vaso di Eufronio al Met di New York attraeva tantissimi visitatori e che ora nel museo di villa Giulia ne raccoglie solo 70mila. Ma il comune di New York dà al Met oltre 25 milioni di dollari l'anno, il museo etrusco di Roma non riceve più di 100mila euro l'anno dallo Stato». Il divario è tale, sottolinea Croppi che «diventa difficile anche condannare gli sprechi». Giusto invece «ribaltare l'ordine delle priorità negli investimenti del Paese». D'accordo con Croppi sull'idea di organizzare una serrata dei musei, anche diversi sindaci e assessori tra cui quelli di Torino, di Genova e di Brescia. «Ne parlerò subito con il sindaco Gianni Alemanno», assicura Croppi, precisando di non poter decidere autonomamente su un'eventuale serrata. Dalla finanziaria, fa notare, anche un pericolo per la candidatura della capitale per le prossime Olimpiadi: «Il decreto vieta le missioni all'estero, come si farà a gestire la cultura? Come si potrà fare il giro promozionale che era stato previsto per la candidatura alle Olimpiadi?». Dall'assessore Pdl arriva poi l'impegno a spendersi con colleghi di partito per gli emendamenti presentati in Senato su sollecitazione anche di Federculture. «Con la crisi la Grecia ha deciso di investire in cultura i soldi ricevuti dall'Europa - ribadisce Croppi - Anche la Germania ha aumentato l'investimento, motivandolo con il fatto che per reagire alla depressione bisogna migliorare la qualità della vita». Qui la Biblioteca Nazionale deve arrabattarsi con 1,8 milioni l'anno, la sua omologa a Parigi può contare su 100 milioni.