Intanto non sarebbe male pensare a uno scivolo mobile; altrimenti quando il problema sarà risolto saremo tutti vecchi Disabili eterni esclusi. Esclusi dagli edifici per colpa delle barriere architettoniche, ma esclusi anche dalle scelte "istituzionali" che li riguardano. La questione riguarda il Duomo di Grosseto. Proprio sul Duomo due giorni fa la Soprintendenza ha annunciato un concorso di idee rivolto agli architetti, e che terrebbe fuori (almeno per il momento) altri. L'obiettivo nobile del concorso è quello di scegliere il progetto della "miglior" rampa possibile per disabili, che metta fine al problema dell'inaccessibilità e faccia entrare i disabili "dalla porta principale", come il vescovo chiede da anni. Una formula su cui sono d'accordo tutti o quasi: dalla Curia (il "proprietario" del monumento) alla Soprintendenza (il soggetto competente sui vincoli) fino all'ordine degli architetti che dovrà produrre materialmente il bando. Se non fosse che in questo circuito "a tre" manca un quarto soggetto: il folto popolo dei disabili "in carrozzina" (circa 2mila in provincia di Grosseto), interessati dal problema ma per nulla interpellati, anzi. «Sono stata informata solo dalla stampa», sbotta Lorella Ronconi (presidente provinciale del comitato per l'accesso), che ha letto tutto sul giornale. «E' buona l'idea di un concorso di idee, ma noi che siamo i diretti coinvolti chi ci ha chiamato? Non saremo esperti in materia ma siamo disabili. In carrozzina ci stiamo noi, sulla rampa ci saliremo noi». Né sono stati coinvolti i due "organi" istituzionali dedicati alla materia, dice la Ronconi: una commissione comunale (presieduta da Anna Guidoni, assessore comunale al sociale) e una provinciale (presieduta da Luciana Pericci, dell'Unione ciechi). Niente polemiche, chiarisce lei. «Non voglio alzare polveroni, anzi apprezzo l'idea di questo concorso di idee, che per inciso poteva arrivare prima...». Resta il fatto che «siamo ancora una volta e doppiamente esclusi: twice», sorride lei. E già un primo ostacolo è quello originario: gli "scalini" negli edifici, nei bar, nei locali che, appena percettibili per chi cammina normalmente, diventano l'Himalaya per chi viaggia in carrozzina. A questa forma di violenza che intrappola e ostacola il vivere comune si aggiunge - per i disabili - il mancato coinvolgimento nelle scelte strategiche; problema cui si potrebbe ovviare chiamando i diretti interessati «a far parte della commissione giudicatrice, tanto per dirne una». Ma c'è anche un problema di tempi. Quanto tempo passerà prima di avere questa rampa? «Ci vorrà del tempo per preparare il concorso, buttar giù il regolamento, elaborare il testo. Ci vorrà del tempo per vagliare la commissione, scegliere il vincitore, premiare, affidare l'appalto. Cercare i finanziamenti, aprire cantieri. E a quel punto saremo tutti vecchi: per entrare in Duomo bisognerà aspettare ancora anni». Perché intanto non provare con qualcosa di più veloce? Nulla vieta che si provi «con una pedana amovibile dotata di giusta pendenza, da togliere e inserire a seconda delle circostanze», come suggeriscono i più profani. Ma la Soprintendenza stessa si è detta disponibile all'idea di una soluzione temporanea, e spiega di averla proposta - ancora una volta - al vescovo. Si aspettano sviluppi.