BENI CULTURALI Restano divergenze sulla sede di esposizione al pubblico Dopo quarant'anni di oblio si profila finalmente una soluzione positiva per la collezione d'arte antica della famiglia Torlonia. La prestigiosa raccolta, attualmente accatastata nei sotterranei di via della Lungara, sarà acquisita nei prossimi giorni dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e successivamente esposta al pubblico in un importante immobile del Centro. Lo ha annunciato ieri, mercoledì, il ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, il quale ha anche indicato in Palazzo Sciarra a via del Corso la sede dell'esposizione. Particolare, quest'ultimo, che ha suscitato in verità qualche malumore in seno all'amministrazione capitolina che, attraverso una dichiarazione affidata ad un quotidiano romano, ha replicato duramente al ministro sottolineando che per fare posto alla celebre collezione era stata già predisposta la delibera per la cessione in comodato dell'immobile di via dei Cerchi, attuale sede dell'assessorato al Commercio e dell'Ufficio elettorale. Ad ogni modo sembrerebbe davvero prossima all'epilogo, stando alle dichiarazioni del ministro, una vicenda che ha appassionato e sconcertato per decenni critici d'arte e intellettuali di mezzo mondo. Tutto s'iniziò nei primi Anni Sessanta del secolo scorso, da quando la collezione d'arte antica iniziata nel 1810 da Giovanni Torlonia e composta da 620 pregevolissimi marmi, tra sarcofagi e statue, fu sottratta alla vista del pubblico, poiché i proprietari del palazzo di via della Lungara decisero un diverso uso dell'immobile. La collezione, ricca di centinaia di ritratti imperiali, di decine di rappresentazioni di figure mitologiche, fu così stipata in un deposito. S'iniziò allora il lungo percorso alla ricerca di una collocazione alternativa. Tante, nello svolgersi degli anni, le soluzioni pensate, proposte e mai adottate, per difficoltà di varia natura, sempre insormontabili. Nel 1992 fu avanzata l'ipotesi di una esposizione nel Palazzo Torlonia di via della Conciliazione, ma non fu possibile perché l'immobile non avrebbe sopportato il peso dei tanti marmi; l'amministrazione capitolina sul finire degli Anni Novanta immaginò un possibile trasferimento nell'ex mattatoio di Testacelo, opportunamente restaurato, ma neppure questa idea si realizzò; poi la scelta sembrò cadere, ma anche questa volta in modo fallimentare, sull'ex pastificio Pantanella. Tra gli ultimi obiettivi mancati, questa volta per la netta intransigenza delle associazioni ambientaliste, la costruzione di un apposito museo all'interno di Villa Albani. Infine, l'ipotesi caldeggiata dal Campidoglio, quella cioè del palazzo di via Cerchi al Circo Massimo. Adesso, stando sempre alle dichiarazioni del ministro Urbani, la scelta, come si diceva, sembra essere caduta sulla prestigiosa sede di Palazzo Sciarra. L'immobile, la cui costruzione iniziò intorno alla metà del '500, fu edificato per assemblare le abitazioni della famiglia Colonna, della cui casata gli Sciarra costituiscono un ramo. La collezione Torlonia è frutto dell'assemblaggio di precedenti raccolte private (Giustiniani, Vitali, Cavaceppi) e di ciò che emerse dagli scavi nelle proprietà di famiglia, in particolare nella tenuta di Porto. Fra le opere memorabili, una replica della «Figura muliebre» del gruppo di Menelao, una «Afrodite emersa dalle onde», una «Figura femminile con cane molosso». La collezione è celebre anche per i 107 busti imperiali tra cui notevolissimi esempi del tardo impero, per un ex voto greco e la rappresentazione di divinità ateniesi del V secolo avanti Cristo e per il «Rilievo del porto di Roma» che rappresenta con vivo realismo la vita commerciale dell'Urbe.