Attualmente quelle comunali hanno orari simili ai negozi degli anni '50 Se poi analizziamo lanagrafe delle biblioteche universitarie, la situazione appare ancor più paradossale. Il sito ci racconta di 119 centri bibliotecari autonomi, laddove le grandi università americane o inglesi, francesi o tedesche, non superano quasi mai la decina. Solo che quelle dieci hanno i fondi necessari e aprono 18 ore al giorno, sette giorni su sette. Le biblioteche Unibo hanno anchesse unapertura rigorosamente limitata agli orari di lavoro dei giorni feriali e una - ormai endemica - carenza di fondi. Certo, non tutte le 119 censite sono vere e proprie biblioteche e non tutte sono a Bologna. Però, ha senso concentrare una trentina di biblioteche nellarea di via Zamboni e tenerle tutte chiuse la sera, quasi fossero infestate dai vampiri? Ha senso che la biblioteca del Museo Archeologico e quella del Museo del Risorgimento siano centri bibliotecari autonomi pur condividendo lo stesso portone ed essendo fisicamente collocate nello stesso palazzo dellArchiginnasio? E vero che Gramsci era comunista e Parri repubblicano, ma oggi nessuno noterebbe la differenza ed è difficile spiegare al mondo perché le biblioteche dei due preziosi istituti non possano unire le forze in una struttura unica, visto che distano 500 metri (da via Galliera a via SantIsaia) e hanno un patrimonio librario di storia contemporanea del tutto assimilabile. Ha senso che nello stesso luogo fisico (San Giovanni in Monte) ci siano ben tre diverse biblioteche (ma in quattro differenti spazi), ciascuna col suo diverso orario di apertura? Viene da chiedersi se non facciano anche il prestito fra di loro, spedendosi i libri, via posta, dal II al III piano... Tutto questo determina sprechi, inefficienza, frammentazione. Soprattutto, dispersione: per trovare 4 libri inerenti allo stesso argomento può capitare di doversi fare il perimetro dellintera città e attendere per ore la consegna in ciascuna delle biblioteche (per non parlare di quelle - e non sono poche - che non fanno prestito). E ogni libro che qualcuno voleva leggere e non è stato letto è una tragica sconfitta per lintero sistema bibliotecario. La rete delle biblioteche bolognesi, a metà anni Settanta, era un fiore allocchiello. Molta acqua è passata sotto i ponti, dallinvenzione di internet al cambiamento dei ritmi di vita e di lavoro. Questa stessa rete, rimasta immobile, è divenuta obsoleta e rischia di estinguersi con una lenta agonìa. È inevitabile? Una generazione di bibliotecari illuminati è sicuramente pronta a recepire la sfida e rilanciarla. È ormai tempo di fare un progetto organico e ripensare tutta la struttura in virtù dellaccessibilità dei libri e non del numero delle biblioteche. Il provvedimento appena approvato dimostra che nei nuovi vertici dellAteneo e in quelli del Comune cè piena consapevolezza del problema e la volontà di affrontarlo. Per riportare la città universitaria a standard di accessibilità di spazi e saperi davvero internazionali. (lautore è presidente del corso di laurea Dams)
BOLOGNA Lorario lungo delle biblioteche per rivoluzionare laccesso al sapere
Le biblioteche universitarie di Bologna hanno orari di apertura limitati e una carenza di fondi. Solo alcune delle 119 biblioteche presenti nella città hanno i fondi necessari per aprire 18 ore al giorno, sette giorni su sette. Le biblioteche Unibo hanno orari di apertura limitati e sono spesso chiuse la sera. La dispersione dei libri e la mancanza di una rete unificata di biblioteche sono problemi che affliggono la città universitaria. La rete delle biblioteche bolognesi è rimasta immobile e rischia di estinguersi. È necessario fare un progetto organico per rilanciare la rete e renderla più accessibile ai libri.
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