Dopo luragano: 220 alberi caduti e 170 mila euro di danni. Renzi sogna New York La tromba daria di giugno ha lasciato tracce pesanti: chiuso viale Washington Per il futuro Palazzo Vecchio guarda al modello Central Park: largo ai privati Il tiglio è spezzato in due, la farnia sradicata, la quercia divelta, il pino crollato, il pioppo bianco afflosciato come un giunco, del pino mediceo è rimasto solo il cippo, lolmo non cè più, lhanno tagliato a pezzi, forse tra qualche settimana sarà già pellet per le vostre stufe. Unapocalisse arrivata in silenzio. Feroce come solo la natura sa essere. Qui alle Cascine, sul viale Washington, tra lArno e il viale Lincoln, nella lingua di parco che collega il piazzale del mercato col ponte allIndiano guardando allIsolotto. Bisogna venirci per capire: scavalcare le transenne, addentrarsi in questo viale, il preferito da chi fa jogging, e ascoltare, avvicinarsi al silenzio di questi 220 alberi morti, capire che non è più un parco ma un cimitero. Almeno fino a fine mese, un cimitero. Ci mancava solo la tromba daria più aggressiva del decennio qui alle Cascine. Qui nel polmone verde di Firenze, in questi 80 ettari di bosco prati siepi che il sindaco Matteo Renzi definisce la sfida numero uno («Se non rimetto a posto le Cascine non mi ricandido», ripete sempre) e dove oggi però ancora si fanno i conti con la «tempesta perfetta» di venti giorni fa, la tromba daria del 17 giugno scorso. Unecatombe per la foresta urbana più bella della città: oltre 170 mila euro di soli danni urgenti, fa i conti Palazzo Vecchio. Un quinto di quanto si spende ogni anno per la manutenzione di tutti il parco. Appena quel che basta per abbattere le alberature pericolanti, tagliare i fusti spezzati in due e rimuovere del tutto quelli che il vento, che arrivò a soffiare a 165 allora, ha come «svitato» da terra. Gli operai della ditta Aglietti sono al lavoro già da 10 giorni: stanno facendo pulito, portano via i cadaveri, le radici, i rami pericolanti. Ma ci vorranno altri venti giorni di lavoro se tutto va bene: ancora oggi un quarto dellintero parco è inaccessibile, 20 ettari su 80 sono off limits, transennati, entrarci è pericoloso. «Stiamo facendo un grande sforzo: abbiamo dovuto trovare 300 mila euro per ripristinare i danni della tromba daria su tutta la città, 170 mila solo per le Cascine», allarga le braccia lassessore allambiente Stefania Saccardi. Almeno una parte dei soldi per i danni urgenti potrebbero arrivare al Comune dalla Regione Toscana (Palazzo Vecchio ha fatto richiesta per laccesso ai fondi destinati alle calamità naturali), poi però serviranno almeno altri 100 mila euro per il reimpianto, la sostituzione delle alberature morte. Rifatta la faccia, alle Cascine andrà poi ridata unanima. Una missione. Un futuro, visto che il presente non va. Le strade piene di buche, i marciapiedi in gran parte dissestati, il rottame di un camion bruciato assediato da transenne è il biglietto dingresso alla rotonda del viale degli Olmi. Solo 700 mila euro lanno i soldi a disposizione per la manutenzione di 10 mila alberi, 30 chilometri di siepi, 40 ettari di bosco e altrettanti di prati. Cifra «dignitosa», dice Palazzo Vecchio: ma fa effetto pensare che per le Cascine si spendono 80 centesimi al metro quadro mentre se ne spendono 3 euro al metro quadro nei parchi parigini e la Soprintendenza ne spende 10 al metro quadro per il giardino di villa La Petraia a Castello. Sei gli uffici e reparti comunali che hanno competenze sul parco, oltre alla Soprintendenza ai beni ambientali che tutela: vigili urbani, servizi tecnici, ambiente, sviluppo economico (cè il mercato del martedì), viabilità, Quadrifoglio. Uno «spezzatino» che lo stesso sindaco Renzi intende risolvere, creando una struttura dedicata: «Un pool di tecnici concentrati solo sulle Cascine», spiega Saccardi. Il parco però deve vivere: i comitati dicono che no, «solo passeggiate niente concerti», ma lidea del sindaco, che ha spinto per la riapertura già questanno dellanfiteatro, è quella di creare un teatro estivo aperto tre mesi lanno magari servito da più bus, una fermata di treno (quella della linea ferroviaria per Empoli), in futuro quella della linea 4 del tram. «Natura e cultura è la formula, che bello assistere a un concerto qui con 5 gradi meno che in città», dice Massimo Gramigni, organizzatore di eventi. E poi cè il sogno: quello di importare il modello New York, lesempio di Central Park, di quei 341 ettari di verde nella Grande Mela rinati a nuova vita grazie ad una gestione virtuosa del pubblico ma soprattutto ai fondi degli sponsor privati. Dopo lapocalisse, Cascine salvate da mecenati col pollice verde?