Lissner: autonomia o la Scala chiude Critiche al governo. «E basta tagli alla cultura». Un milione e mezzo di danni causati dagli ultimi scioperi Un Lissner molto deciso a criticare il governo sulla legge di riforma Bondi - perché non comprende più la «promessa» esplicita autonomia alla Scala - e sui continui tagli al Fondo unico dello spettacolo, che configurano «la privatizzazione della cultura in Italia ». Più incline, invece, a «comprendere » gli scioperi dei lavoratori, disponibile nel pagare loro la recita in jeans (che non sarà ritenuta una «giornata di sciopero», come sembrava) «purché non lo facciano più» e a sopportare il milione e mezzo di danno causato dagli scioperi sul bilancio. Un bilancio che spera ancora in un pareggio e che, costi quel che costi, non indurrà a «tagli agli spettacoli già in cartellone». Al contempo, il sovrintendente della Scala offre la massima disponibilità al ministro Bondi, che lo ha convocato la prossima settimana per delineare le norme che regolano quello che il decreto appena approvato definisce «Forma organizzativa speciale per i teatri con bilanci in attivo da almeno tre anni», ovvero un'autonomia di fatto. Con questo spirito di lotta e di governo Stéphane Lissner siederà al Tavolo che, dalla prossima settimana, dovrà discutere il regolamento per dare, di fatto, una quasi autonomia alla Scala (a Santa Cecilia e ai teatri in pareggio da tre anni), non formalizzata nel decreto anche per le pressioni degli altri sovrintendenti e dei sindacati, matestuale«del perché non me ne frega niente. Oradice Lissnerè finito il tempo delle parole; mi aspetto, pretendo atti concreti dal ministro. Se portasse questo regolamento che andremo definendo dalla prossima settimana in Consiglio dei ministri prima della fine di luglio, il 31 ottobre sarebbe già legge (ma il decreto prevede sino a un massimo di 18 mesi per definire questo regolamento, ndr). Se non si fa così, se non passa in fretta l'autonomia, il teatro, con la qualità che si fa oggi, chiude: questo dev'essere chiaro a tutti. Bisogna capire se c'è la volontà o no». Il sovrintendente si è poi scagliato anche contro i tagli al Fus: «Rinunciare alla cultura è la distruzione del nostro Paese che, come Germania e Francia, ha un passato che è un tesoro. E l'idea che la cultura possa essere privatizzata è una cosa fuori dalla realtà. La cultura, come la ricerca, la sanità e la scuola, è un servizio pubblico. La cultura in mano ai privati è come gli ospedali solo in mano ai privati. Un Paese ha bisogno di artisti che fanno domande. Il teatro di prosa è il luogo giusto per dare spunti a pensare. Vogliamo finire a Disneyland, solo con il divertimento? Io no». Alla Scala, al momento, «il sostegno dello Stato pesa per il 25 su un bilancio di 120 milioni di euro. Il passo successivo si chiama privatizzazione» (nel complesso le risorse pubbliche alla Scala sono circa del 40, più il teatro in comodato gratuito). «Gli scioperi», invece, «sono un diritto, e ho condiviso la reazione contro la privatizzazione. Non sono convinto che un deficit di 100 milioni di rosso accumulato da una dozzina di teatri in cinque anni sia un problema per il Paese». Ma ora, dopo otto recite saltate, uno sciopero in arrivo e una ventilata astensione sulle prossime tournée a Pompei e Buenos Aires (anche se queste dichiarazioni di comprensione ai sindacati possono essere un contributo per salvare le tournée), intende dire basta anche a loro: «Adesso è il momento di costruire insieme il regolamento speciale per la Scala. Facciano proposte». Il silenzio del sindaco Moratti? «Non è questo un problema. Lavoro intensamente con il vicepresidente Ermolli». Privati messi in fuga dai continui scioperi? «No, nessuno». La sostituzione del maestro Spinosi con Mariotti per il prossimo «Barbiere » con Florez? «Non ha nulla a che vedere con l'agitazione sindacale» (scelta artistica). La Scala vuole programmare al più presto i prossimi cinque anni, in autonomia, anche con fondi pubblici, con i suoi 800 dipendenti più 15 (120) di stagionali. Cosa, quest'ultima che, per altro, il decreto approvato non tocca. Gli altri teatri si opporranno al regolamento per l'«autonomia»? «Non è un problema della Scala».
MILANO Mano tesa ai sindacati da parte del sovrintendente ora è il tempo delle proposte
Stéphane Lissner, sovrintendente della Scala, ha criticato duramente il governo sulla legge di riforma Bondi e sui tagli al Fondo unico dello spettacolo. Ha affermato che la privatizzazione della cultura è una distruzione del Paese e che la cultura è un servizio pubblico. Ha anche espresso la sua disponibilità a discutere il regolamento per dare una quasi-autonomia alla Scala, ma ha affermato che il governo deve agire concretamente e non solo con parole. Lissner ha anche criticato gli scioperi dei lavoratori e ha affermato che il bilancio della Scala è già in difficoltà.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo