Lastre spezzate, crepe, calcinacci: a rischio il monumento di Cattaneo e Radice Piange la fontana di Camerlata ideata come «opera di decorazione pura, esaltazione di belle forme ottenute con geometrica perfezione». Piange non lacrime, ma pezzi consistenti del suo rivestimento. Uno dei simboli di Como, l'opera di Cesare Cattaneo e Mario Radice, va in pezzi nell'indifferenza di tutti. Non siamo al cedimento strutturale, ma al danno d'immagine sì: è uno dei fiori all'occhiello della città. Dove intere lastre si spaccano, e affiorano crepe ovunque, pure sulle sfere . E nulla si muove per ripararle, nell'immediato. Il capolavoro progettato nel 1936 da Cattaneo e Radice per la VI Triennale di Milano venne riproposto nel 1962 (alcune fonti riferiscono 1961) nell'attuale posizione secondo le previsioni originarie. Ed è già stato restaurato quattro volte: nel 1977, nel 1985, nel 1994 e nel 2001. Ma il gigante soffre comunque. E richiede nuovi interventi. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti nella torrida estate 2010, data la centralità del monumento. Pensato come spartitraffico nel nodo anulare delle arterie provenienti da Milano, Varese e Cantù («il tronco stradale più frequentato da veicoli di tutta Italia», scrissero gli stessi Cattaneo e Radice nel progetto del novembre 1935 presentato al podestà Attilio Terragni). E questo, come detto, nonostante i quattro interventi di restauro cui la povera fontana è stata sottoposta. Il monumento non solo è invaso dallo sporco, ma perde vistosi pezzi dagli anelli e come detto per giunta sulle sfere spiccano lunghe crepe. Un'opera ardita, questa struttura, che gli autori vollero come alternativa al modello di fontana spiccatamente e stucchevolmente decorativa usuale negli anni Trenta, con la «solita iscrizione» e i «soliti leoncelli» che «sputano acqua nelle solite vaschette sovrapposte». E che ora va in briciole. Ce n'è abbastanza per gridare allo scandalo. Ma chi di dovere pare mettere le mani avanti. L'ingegner Antonio Ferro, dirigente del settore Opere pubbliche di Palazzo Cernezzi, già "responsabile del procedimento" durante il cantiere del muro sul lungolago, sostiene che la fontana di Camerlata che si sfalda è «solidissima» e non è il caso di fomentare allarmismi. La struttura metallica a traliccio composta da un pilastro e da quattro mensole anulari «non è in pericolo, le crepe sono sul rivestimento». Altro è il discorso per il rivestimento, aggredito da una triade nefasta: piogge acide, platino e rodio provenienti dagli scarichi dei motori a scoppio, e vibrazioni dovute al traffico. «Siamo già da tempo partiti con una campagna di monitoraggi - dice Antonio Ferro - e una volta che avremo raccolto tutti i risultati potremo approntare l'intervento. Mi auguro che entro la primavera del 2011 si possa dare avvio ai lavori». Per un importo totale di euro? Ferro non lo dice. «Possiamo già contare sui fondi della Fondazione Cariplo - sottolinea - già in parte spesi per il Monumento ai Caduti di Terragni, altra proprietà comunale. E possiamo contare anche su quanto potremo investire dalle casse del bilancio di Palazzo Cernezzi». Un altro intervento è urgente sulla facciata dell'Asilo Sant'Elia, altro bene comunale, gravata da crepe. «Anche lì stiamo monitorando», dice Ferro. Che, proprio a proposito della fontana di Cattaneo e Radice a Camerlata, curò con Piera Pappalardo un dettagliato esame pubblicato da Electa negli atti del convegno sulla "Conservazione programmata" delle architetture del '900 che si tenne l'anno scorso a Como. «L'ultimo restauro ha confermato - vi si legge - che il fenomeno della condensa nel tempo ha reso vano il trattamento antiruggine realizzato originariamente sulla struttura metallica, provocato l'ossidazione del ferro, avviato il processo di carbonatazione del cemento, l'indebolimento della rete e in alcuni punti la sua rottura. Le vibrazioni e l'inquinamento (...) hanno accelerato, negli anni recenti, tale processo di degrado». La fontana infatti è «sottoposta a fortissime sollecitazioni meccaniche dovute al traffico di mezzi pesanti a distanza ravvicinata e all'effetto del vento, che provoca nella struttura sollecitazioni orizzontali e verticali continue e intense». «Occorrono uno studio approfondito e un sopralluogo urgente» dice da parte sua Alberto Artioli, soprintendente regionale ai Beni architettonici. «Ma il nuovo restauro non dovrebbe limitarsi al fattore formale ed estetico come in passato. Man mano che passano gli anni e i restauri, sono sempre più convinto che occorra per la fontana di Radice e Cattaneo un intervento di tipo strutturale. E per farlo dobbiamo ipotizzare necessariamente che possa essere anche di tipo invasivo, che si occupi a fondo dei problemi delle travi in ferro, con conseguente innalzamento dei costi». La fontana fu presentata in un grande bozzetto nel Parco Sempione di Milano per la VI Triennale e poi distrutta durante la guerra da un bombardamento. Ora ci stanno pensando altre bombe, insidiose quanto invisibili. Ma che alla lunga potrebbero ottenere lo stesso risultato. Lorenzo Morandotti