Alle cinque e mezzo di un meraviglioso pomeriggio di primo luglio le ossa 'di Caravaggio' tornano a Porto Ercole. Arrivano dal mare, sullo scenografico Barbarossa, la goletta di ventinove metri di Cesare Previti. Il quale incede, benedicente, sul molo. Subito dopo l'attracco, appare a poppa il 'professor' Vinceti, trionfante: e reca in mano l'urna trasparente con le ossa. Nell'attimo esatto in cui tocca il pontile, esplode un boato di giubilo: ma proviene da un gruppo di tifosi tedeschi che saluta, da un vicino bar all'aperto, uno dei goal della loro nazionale. Perfetto clima da strapaese. Con mirabile sintonia bipartisan, il mesto mucchietto d'ossa viene accolto dal sindaco dell'Argentario (pdl) e dal presidente del Consiglio provinciale di Grosseto (pd): intimiditi dalle telecamere e provvidenzialmente laconici, riescono tuttavia a definire 'storica' la giornata. Il sindaco della città di Caravaggio, invece, ha un piglio manageriale lombardo decisamente più aggressivo. Dopo aver annunciato che ha appena commissionato i 'cloni' (sic) dei quadri di Caravaggio nella Cappella Contarelli, tranquillizza tutti comunicando che il comune di Milano rinuncerà alle sue pretese sulle ossa: parola della Lega (il suo partito). Anche perché, spiega, Caravaggio è nato a Caravaggio: cosa vogliono i milanesi? (Ed è vero il contrario, ma in questa situazione surreale la cosa appare decisamente secondaria). Da parte sua, il vicesindaco di Roma (senatore Cutrufo) annuncia che a Porto Ercole si terrà una grande mostra di Caravaggio: magari appena più piccola precisa di quella delle Scuderie del Quirinale. Conclude Vinceti, che esorta paternamente la Giunta comunale e il popolo dell'Argentario ad 'utilizzare bene' (dice proprio così) le ossa. E, per chi non avesse capito, si spiega: non bisogna sprecarle, perché sono un potente motore per un turismo internazionale 'di alto livello culturale'. Mentre i resti vengono portati in chiesa per una messa (forse l'unica cosa che si addice loro) e i politici si avviano al buffet, non si sa bene se ridere o piangere. Com'è possibile che il nostro Paese sia ridotto ad apparire la copia deforme di un film di Totò? D'accordo, siamo nella provincia balneare italiana, in un sabato d'estate. Ma le le fasce tricolori dei sindaci sono vere, e ci rappresentano tutti. Di fronte a cosa si sono appena inchinate? Di fronte ad un dilettante che si fa chiamare professore? Ad una ricerca da barzelletta? A quattro ossa ovviamente anonime? Al barcone di un pluripregiudicato? No, certo. S'inchinano alla speranza di riempire un po' di più i ristoranti, le spiagge e gli alberghi. È la parola d'ordine, a Porto Ercole: Caravaggio come Padre Pio, nella speranza che le reliquie facciano il miracolo. E nessuno sembra sfiorato dall'idea che rifare l'acquedotto o pulire le spiagge potrebbe essere (oltre che più onesto) anche più efficace. No, è più facile sperare in San Caravaggio. D'altra parte, le ossa non sono arrivate a bordo della barca dell'Avvocato? Ed è mai stato dalla parte sbagliata, quello? Tomaso Montanari