Esiste una questione meridionale anche nella storia dell'arte? Nel 1975 Giovanni Previtali mostrò come il Sud fosse stato marginalizzato dalla secolare tradizione storiografica che ha costruito il canone dell'arte italiana: si trattava, dunque, di lottare per una più ricca declinazione dell'unità della lingua figurativa nazionale. Ma oggi è proprio questa unità ad essere messa in discussione: l'odierna frammentazione locale del patrimonio demaniale (oltre a preludere alla sua alienazione) denuncia lo smarrimento del concetto stesso di storia dell'arte italiana. Il centocinquantesimo anniversario dell'Unità potrebbe forse servire a lanciare un programma che incrementi la conoscenza diretta del patrimonio artistico nazionale, e che dunque faccia sentire, che so, i lombardi 'proprietari' dell'arte napoletana e i pugliesi di quella toscana. E invece cosa prevedono le celebrazioni? Una grande mostra a Torino: Dalle Italie all'Italia. Arte, immagine e identità dell'Italia storica. Non sarebbe stato più utile motivare i cittadini a conoscere le opere radicate sul territorio nazionale, invece di estrarre dal contesto ambientale e storico centinaia di 'capolavori', per rimontarli in una esposizione evidentemente d'occasione? Il rischio è che, per l'ennesima volta, il vuoto di un progetto educativo venga riempito con un evento di intrattentimento. Almeno in un dettaglio, tuttavia, questo evento sarà comunque educativo, per quanto suo malgrado. Il curatore sarà, infatti, il direttore dei Musei Vaticani: e che la celebrazione dell'unità d'Italia venga affidata ad un funzionario dello Stato del papa induce davvero a riflettere. Tomaso Montanari