Trascorrere una mattinata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli e poi leggere i quotidiani in cui si lamenta, con toni apocalittici, la possibile chiusura del Madre: ecco un'esperienza davvero estraniante. È difficile descrivere la rabbia e la disperazione che si provano in quella chiesa: l'abbandono, il terremoto, le iniezioni di cemento e un rosario spaventoso di furti vandalici hanno ridotto allo stato di cadavere uno dei luoghi chiave della scultura del Cinquecento napoletano. La speranza del recupero della sua straordinaria bellezza (una speranza, nonostante tutto, ancora viva e attuale) è affidata all'amore e alla professionalità dei funzionari della Soprintendenza, ad un minimo di attenzione pubblica e soprattutto al fragile e incerto flusso dei finanziamenti. E viene da rabbrividire quando si sente dire che i fondi Unesco destinati a questo scopo potrebbero non arrivare. Questo sì che sarebbe un 'male culturale', questo sì che certificherebbe l'indifferenza della classe politica partenopea nei confronti della cultura e dell'arte: il martoriato patrimonio artistico napoletano conosce 'doveri etici' ben più urgenti e importanti della salvezza del Madre. Intendiamoci: chiudere il Madre sarebbe una sciocchezza che aggiungerebbe danno a danno. Ma la sua sopravvivenza non può avvenire a qualunque costo. Mentre l'indifesa arte del passato non può che affidarsi alle istituzioni e ai finanziamenti pubblici, una realtà che vuol essere aderente al contemporaneo, come il Madre, dovrebbe essere in grado di catalizzare interessi e finanziamenti privati: il che, tra l'altro, potrebbe allontanare ogni sospetto di clientelismo o di strumentalizzazione politica, aprendo la strada ad una direzione tecnica davvero con le carte in regola. Bisogna poi notare che il fiume di soldi pubblici che ha tenuto in vita il Madre non ha fin qui garantito una solida linea culturale e un forte profilo educativo. Non si contano i cedimenti al marketing, gli sconfinamenti nell'intrattenimento puro e le più effimere iniziative mediatiche (vedi il caso di Barock): e se è giusto che la Regione concorra al finanziamento di un Museo di arte contemporanea, non si vede perché debba accollarsi il mantenimento di un luna park. Si dirà che la questione non è scegliere tra l'arte del passato e l'arte del presente: ed è verissimo, abbiamo bisogno di entrambe. Ma dobbiamo renderci conto che con le politiche degli ultimi anni una scelta radicale è stata già fatta. Il Madre è costato alle casse della Regione 45 milioni di euro, 9 solo negli ultimi due anni. Con 3 milioni la chiesa di Santa Maria delle Grazie potrebbe risorgere e riaprire. Quanti altri frammenti della nostra identità storica e artistica avremmo potuto salvare con tutti quei soldi? Il tempo non gioca a nostro favore: vogliamo iniziare a ragionare sulle vere priorità? Tomaso Montanari
MADRE - Le priorità dell'arte
La chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli è stata oggetto di vandalismo e abbandono, riducendo allo stato di cadavere uno dei luoghi chiave della scultura del Cinquecento napoletano. La speranza del recupero della sua bellezza è affidata all'amore e alla professionalità dei funzionari della Soprintendenza, all'attenzione pubblica e ai finanziamenti. Il Madre, un patrimonio artistico napoletano, è stato costato 45 milioni di euro alla Regione, mentre 3 milioni potrebbero essere sufficienti per risolvere il problema della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il recupero del Madre è fondamentale per la salvaguardia della cultura e dell'arte napoletana.
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