DEMANIO E TERRITORIO. In discussione il passaggio del lago più grande d'Italia alle Regioni Pozzani: «Presto il Consiglio approverà la delibera» Fogliardi: «È un'idea di dieci anni fa mai attuata» Arriverà il Comitato delle Province del Garda per favorire l'attuazione del «federalismo demaniale» sul maggiore lago italiano. A darne notizia e a cercare di fare chiarezza sul testo approvato in Consiglio dei ministri e su come cambierebbero le cose sul Garda ci ha pensato, nell'ambito di un convegno organizzato a Garda dal Ggv (Giovani giornalisti Verona), l'onorevole bresciano, Daniele Molgora. Il deputato del Carroccio è colui che, grazie a un proprio emendamento, ha fatto passare la «proprietà» del lago di Garda dallo Stato alle Regioni che vi si affacciano, a patto che queste trovino un accordo. «Il federalismo demaniale», ha proseguito Molgora, «è il primo step di quello fiscale. Avverrà una attribuzione gratuita dei beni demaniali ai Comuni e alle Regioni, a patto che gli enti ne facciano richiesta e li gestiscano nel pubblico interesse». Secondo Molgora «bisogna che non si attuino vendite di spiagge o altri beni di interesse storico-culturale». Sì invece a «convenzioni o concessioni a scadenza ai privati per restaurare, risistemare, valorizzare, ma a patto che l'uso del bene resti pubblico». Una cosa, quest'ultima, che non sarà affatto facile da far rispettare dato che molti Comuni, sempre più a corto di risorse, potrebbero essere tentati di vendere per fare cassa. Se infatti Regioni o enti locali decideranno di alienare i beni, le entrate derivanti dalle vendite dovranno coprire per il 75per cento il debito dell'ente, e per il 25 per cento contribuire alla riduzione del debito nazionale. Ruggero Pozzani ha quindi dato una anticipazione: la costituzione del Comitato delle Province del Garda. «Il consiglio provinciale approverà a breve la delibera di adesione al Comitato di cui faranno parte Verona, Brescia, Trento e Mantova», ha precisato Pozzani. «Mi auguro», ha aggiunto l'assessore regionale della Lombardia alle attività turistiche, Monica Rizzi, «che il costituendo Comitato sappia dare risposte concrete e rapide. È auspicabile una devoluzione di competenze sul Garda alle Province di Brescia e Verona più "vicine" al territorio e alle esigenze, assieme a Trento e Mantova, delle Regioni. La Lombardia è pronta a fare questo passaggio». «La adeguata gestione delle coste, della pesca, delle politiche Comuni per il lago potranno solo migliorare il turismo. Si deve raggiungere un accordo in tempi rapidi tra le province per applicarlo già dal 2011», ha chiuso Molgora. Finora però l'istituzione del Comitato delle Province del Garda è solo una proposta. Tanto che l'unico atto ufficiale della Provincia di Verona è quello fatto dal segretario generale, Giuseppe Giuliano. Secondo questo documento, il Comitato sarebbe «l'unico e costante soggetto politico per l'analisi e la soluzione di problemi dell'area del Garda». Demanda poi a «successivi atti la individuazione delle modalità operative per raggiungere gli obiettivi», e dà atto che la costituzione del Comitato «non comporta oneri a carico del bilancio provinciale». Critico il deputato del Pd, Giampaolo Fogliardi: «Oltre 10 anni fa una cosa analoga era stata proposta dall'allora presidente della Provincia, Antonio Borghesi. Poi non ha avuto alcun seguito. Sarebbe un carrozzone inutile quello che si vuol fare con le Province». E ha aggiunto: «La Comunità del Garda è stata finora una occasione perduta perchè, se valorizzata e sfruttata, avrebbe potuto rispondere di più e meglio alle esigenze di tutta l'area gardesana». Polemico il presidente della Comunità del Garda, Aventino Frau: «Il federalismo - emblema della demagogia imperante - non si staesercitando come dovrebbe nel riequilibrio tra la spesapubblica di Regioni diverse. Si esercita tutto da noi con l'ulteriore sopraffazione dei Comuni, che il Governo sta realizzando con il plauso della Lega di periferia».G.M.