Lascia a 60 anni, a causa delle nuove disposizioni, un altro dirigente dei beni culturali torinesi Alla mia età mi sembra presto per lasciare Non potrò più seguire monumenti che ho amato tantissimo Come altri colleghi ho presentato ricorso A loro è andata meglio, il mio non è stato accettato Nominato soprintendente ai beni architettonici piemontesi lo scorso settembre, Gianni Bozzo, genovese, una laurea in architettura e unaltra in lettere, dopo dieci mesi lascia e va in pensione. Non per sua scelta. «Devo dire grazie alle nuove disposizioni in materia, che mandano via i dirigenti con 40 anni di contributi versati. Io ho appena compiuto sessantanni, mi sembra presto per lasciare. Domani vado in ferie, poi a fine mese lascio definitivamente e mi dispiace. Anzi, sono molto arrabbiato». Dopo Liliana Pittarello, direttore regionale per i beni culturali tornata sotto la Mole dopo un lungo periodo in Liguria, e Carla Enrica Spantigati, per sedici anni soprintendente ai beni storico artistici, che hanno lasciato lattività per gli stessi motivi nei primi mesi dellanno, un altro dirigente dei beni culturali torinesi lascia, nel pieno dellattività e con tanti progetti ancora davanti, che avrebbe voluto seguire. Tra questi anche il recupero dei Giardini reali. Bozzo aveva scelto Torino e il Piemonte come sede da soprintendente, data anche la sua passione per larchitettura del Barocco. E laveva ottenuta. «Sono onorato e orgoglioso di essere stato chiamato qui - aveva detto subito dopo la nomina - Il Piemonte ha una coerenza territoriale molto forte e monumenti che ho amato tantissimo, penso soprattutto a Guarini e Juvarra». Per primo, tra i soprintendenti piemontesi, ha sperimentato la suddivisione della regione in due aree di diversa competenza per la tutela. A settembre, contemporaneamente alla sua nomina, era stata annunciata anche lapertura di una seconda soprintendenza ai beni architettonici a Novara, affidata alla collega Luisa Papotti. «È una regione molto ampia il Piemonte, ben venga allora la divisione dei compiti», era stato il suo commento. Tra i progetti che più gli stavano a cuore, aveva annunciato da subito, il recupero della Cappella della Sindone, poi peraltro bloccato da un ricorso al Tar di una delle ditte escluse. Ricorso che ha fatto slittare lavvio del grande cantiere per il restauro degli interni, in cui si sostituiranno i «conci» irrecuperabili, perché troppo danneggiati dalle fiamme, con quelli nuovi, utilizzando il marmo delle riaperte cave di Frabosa. Ora la situazione si è sbloccata e si prevede di ripartire. Ma lo faranno altri. «Come altri colleghi nella mia situazione ho presentato ricorso, ad altri è andata meglio, il mio non è stato accettato. Sono una delle prime vittime del nuovo ordinamento». (m.pa.)
TORINO - Bozzo, soprintendente per dieci mesi "Mi costringono ad andare in pensione"
Un dirigente dei beni culturali torinesi, Gianni Bozzo, ha lasciato il suo incarico a 60 anni a causa delle nuove disposizioni che obbligano i dirigenti a lasciare l'incarico entro i 40 anni di contributi versati. Bozzo era stato nominato soprintendente ai beni architettonici piemontesi lo scorso settembre e aveva iniziato a lavorare sui progetti, tra cui il recupero dei Giardini reali. Ha presentato ricorso, ma il suo non è stato accettato. Altri colleghi hanno avuto una sorte migliore. Bozzo è arrabbiato per la sua partenza e lamenta di non poter seguire i progetti che aveva iniziato. La sua partenza è considerata una delle prime vittime del nuovo ordinamento.
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