Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici di Napoli e Provincia E'morto, nella notte tra il 3 e il 4 luglio, Carlo Aymonino, una delle massime figure dell'architettura italiana della seconda metà del Novecento. Docente a Roma e a Venezia per lunghi anni (fu anche rettore dello Iuav dal 1974 al 1979), poi assessore al centro storico del Comune di Roma, all'epoca del sindaco Giulio Carlo Argan, ove tentò di rifondare l'assetto culturale e le previsioni per gli spazi pubblici della capitale. È stato esponente di un razionalismo sui generis, sempre attento alle reali necessità degli uomini, degli abitanti, più che dell'architettura in senso astratto. Dopo moltissimi anni, rincontrai, due anni fa, da soprintendente, Carlo Aymonino in occasione dei suoi progetti di risistemazione e di riqualificazione del Miglio d'Oro, il celeberrimo asse che collega alcuni dei siti archeologici più famosi al mondo, e in particolare Ercolano a Pompei, nello straordinario paesaggio delle ville vesuviane. Aymonino aveva redatto un progetto di enfatizzazione dell'antico percorso del Miglio d'Oro, attraverso il posizionamento di alcune statue di ispirazione classica che avrebbero dovuto segnare alcuni capisaldi principali del camminamento, attraverso un sapiente gioco di quinte prospettiche, tra cui una in muratura presso la Villa Aprile che aveva suscitato perplessità in soprintendenza perché ritenuta troppo alta. Egli aveva, spesso, provocatoriamente sostenuto che occorreva completare i ruderi della cui struttura complessiva si avesse contezza: basti ricordare le proposte, ritenute irriguardose e inattuabili dalle élites intellettuali, di un «Colosseo completato». Ma, per l'area vesuviana, ci teneva molto che il suo progetto si potesse concretizzare. Mi disse che una delle statue che voleva ci fosse assolutamente ai margini del Miglio d'Oro fosse quella dell'Intelligentia che apre la testa degli uomini e che pone nel loro cervello l'ispirazione: nella cucina anch'essa stanza di lavoro del suo studio ne aveva varie versioni, da lui disegnate. In un suo schizzo, di cui mi aveva donato copia, si legge: «Il Miglio d'Oro è il percorso che da Portici porta all'ingresso degli scavi di Ercolano. Così chiamato da quando i Borboni trasferirono la Reggia da Napoli a Portici, seguiti da tutta la nobiltà di corte che vi costruì una serie di bellissime ville. Io ho avuto l'incarico, assieme all'architetto Francesco Bocchino, della parte finale del Miglio d'Oro, dove ho piazzato 5 statue alte 6metri l'una, Tra queste, all'ingresso degli scavi di Ercolano, l'Intelligenza, che mi apre la testa per infilarmi la sua fiamma. 20 febbraio 2009». Le figure statuarie che Carlo Aymonino aveva immaginato erano, dunque, le seguenti: quella già ricordata dell'Intelligenza, in bronzo dorato, alta 12 metri, su uno sfondo in pietra bianca, presso l'esedra neoclassica all'ingresso degli attuali scavi ercolanensi; i Dioscuri, alti 8 metri (quattro di base, in pietra vesuviana, 4 di figure dei due visi), lungo corso Resina; il Colosso, alto 12 metri, sempre lungo corso Resina, su una base in pietra lavica; infine, la Venere Hope (in omaggio a quella di Canova, del 1820), in pietra bianca a rocchi, di 8 metri, presso Villa Aprile. In questi giorni avremmo dovuto incontrarci ad Ercolano per discutere dello sviluppo di questo progetto, forse un po' utopico, fortemente provocatorio, ma certamente non privo di interesse, che anche in una presentazione da me fatta a Valladolid a maggio nel corso della conferenza sulle relazioni tra archeologia e architettura a Napoli e Provincia aveva suscitato vivo coinvolgimento, soprattutto da parte dell'architetto Ignacio Represa Bermejo, per anni Direttore del Master di Restauro della stessa Università spagnola. Purtroppo fu lo stesso Carlo ad avvertirmi, con una telefonata sul cellulare, che una caduta gli aveva provocato una frattura del femore e che si sarebbe dovuto aspettare la sua guarigione ... Ora è in corso anche un altro progetto firmato da Aymonino, quello per una delle piazze di Portici (Piazza San Ciro), già approvato, a livello preliminare, dalla nostra Soprintendenza, in cui si prevede un connubio tra spazi porticati, opere scultoree, fontane e verde pubblico. Sarebbe bello veder realizzati questi ultimi due progetti, nel rispetto e nel ricordo del maestro.