II ministro Urbani firma il decreto: prorogato per altri tre anni l'incarico al soprintendente La Regina. Cellulari staccati, mezze parole, imbarazzo. E un coro di «non so, noi non ne sapevamo niente». Al sindaco Veltroni e al suo entourage di assessori non ha fatto certamente piacere ieri mattina aprire un libro appena pubblicato - Giuliano Urbani, un Liberale alla Cultura, conversazione con Paolo Conti, Rizzoli- e scoprire d'emblée che la collezione privata di marmi più importante del mondo potrebbe tornare finalmente visibile dopo quarant'anni di oscuramento. Una possibilità frutto di un accordo ormai in dirittura d'arrivo tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, presieduta da Emanuele Emanuele, e il principe Alessandro Torlonia. Tra i pochi a conoscenza della trattativa il professor Adriano La Regina, confermato proprio ieri l'altro dal ministro per altri 3 anni soprintendente ai Beni archeologici di Roma. L'accordo prevede l'acquisto e il restauro delle circa 700 sculture nei locali di Palazzo Sciarra, liberati dagli ultimi condomini e trasformati in un museo. Il sindaco avrebbe voluto che qualcuno, nella fattispecie il ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani, gliene avesse parlato. Lo avesse, per così dire, coinvolto. Far riemergere dalle cantine quel tesoro è da lungo tempo, difatti, il sogno di Veltroni. Già da vice premier con delega alla Cultura, l'attuale sindaco di Roma cercò in tutti i modi di convincere la famiglia Torlonia, recuperare lo strappo del 1979, quando Antonio Ceder na aveva tentato invano di ottenerne la confisca dallo Stato. Fallito il tentativo di Veltroni, fu la volta di Berlusconi che in pieno raptus benefico dichiarò di voler acquistare per 130 milioni di euro l'antica collezione, formata da statue, sarcofaghi, rilievi, busti e sculture, per poi girarla allo Stato. Nel frattempo al Milan arrivarono tre nuovi attaccanti ma di quel nobile cadeau non si seppe più niente. Siamo ai giorni nostri. Da sindaco Veltroni è tornato alla carica. Di suo pugno all'inizio dello scorso anno scrisse una lettera al principe Alessandro (79 anni), raccomandando all'assessore al Patrimonio Claudio Minelli grande cautela nel muovere i passi successivi. I termini erano questi: il Comune si offriva di trasformare in un museo complesso di via della Greca e in cambio la Collezione rimaneva di proprietà della famiglia Torlonia, che riceveva in comodato gratuito l'utilizzo del nuovo prestigioso spazio espositivo, situato proprio a ridosso del Circo Massimo. Alla proposta seguì un incontro e quindi un lungo silenzio. Era partita, parallela, l'altra trattativa, favorita, si fa osservare dal ministero, dal nuovo Codice che disciplina i vincoli cui ora è sottoposto il patrimonio storico e culturale. Il coinvolgimento della Fondazione e lo slancio mecenatistico di Emanuele Emanuele hanno fatto il resto. Su tutto un grande e assoluto riserbo. Fino a ieri. «Ne ero a conoscenza - ammette il soprintendente La Regina - ma vorrei che a parlarne sia a cose fatte il ministro - fa un passo indietro e forse tocca ferro il professore - : per la città e per il mondo intero si tratterebbe di un acquisto straordinario. Si sbloccherebbe una situazione incancrenita da troppo tempo». La raccolta dei Torlonia ha un valore incalcolabile ed è da sempre al centro dell'interesse degli studenti e degli appassionati d'arte. Il buio sulle sculture calò negli anni Sessanta quando furono riposte negli scantinati di Palazzo Sciarra e in altri locali vicino al Vaticano. Quarant'anni di polvere.
Collezione Torlonia, il tesoro della discordia
Il ministro Urbani ha firmato un decreto che proroga l'incarico del soprintendente La Regina per altri tre anni. La Regina, confermato soprintendente ai Beni archeologici di Roma, è stato coinvolto nella trattativa per l'acquisto e il restauro di una collezione privata di marmi più importante del mondo, appartenente alla famiglia Torlonia. La collezione, composta da circa 700 sculture, è stata nascosta negli scantinati di Palazzo Sciarra per quarant'anni. Il sindaco di Roma, Veltroni, aveva cercato di recuperare la collezione nel passato, ma senza successo. La trattativa è stata favorita dal ministero e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, presieduta da Emanuele Emanuele.
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