Carlo Aymonino si è spento laltra notte a Roma. Avrebbe compiuto 84 anni fra qualche giorno. Architetto, professore universitario (fu anche rettore dello Iuav di Venezia), assessore al Centro storico di Roma nella giunta guidata da Ugo Vetere, nei primi anni 80, esponente di spicco del Pci nella capitale, era nipote di Marcello Piacentini, ma non ereditò nulla della magniloquenza retorica dellarchitetto fascista, che pure sopravvisse al regime. I suoi primi lavori romani, dopo la laurea nel 1950 in ununiversità ancora dominata dagli uomini di Piacentini e dellaltro campione della retorica mussoliniana, Arnaldo Foschini, furono di tuttaltro segno e fecero rivivere linguaggi diversi non solo darchitettura, ma artistici, come quelli della Scuola romana, della pittura neorealista e di Mario Scialoja. Come esperienza desordio, Aymonino si impegnò in uno dei quartieri esemplari dellIna-Casa a Roma e non solo, il Tiburtino, in un gruppo capeggiato da Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi, e formato da giovanissimi esponenti dellarchitettura che dagli anni Trenta avevano tratto altra linfa (quella di Giuseppe Pagano) e cioè Carlo Melograni, Carlo Chiarini, Mario Fiorentino, Piero Lugli. Aymonino lavorò per lIna-Casa anche altrove, a Brindisi, per esempio, e a Foggia. E compì interventi di edilizia popolare alle Spine Bianche di Matera, sul finire degli anni 50. Fu tra i protagonisti di quei generosi e contraddittori esempi di unarchitettura pubblica concepita per chi aveva bisogno di case e che rappresentava lalternativa ai quartieri costruiti su suoli privati e a fini di speculazione (alternativa fino a un certo punto, perché spesso liniziativa pubblica agevolò proprietari fondiari e costruttori). Quella stagione dellarchitettura italiana resterà ai margini delle città e della loro caotica crescita. E di interventi pubblici se ne faranno complessivamente assai meno che altrove in Europa. Il nome di Aymonino si lega, poi, fra la fine degli anni 60 e i primi 70, al complesso Monte Amiata, nel quartiere gallaratese di Milano, un intervento realizzato però in convenzione fra pubblico e privato. Con lui lavorano il fratello Maurizio e Aldo Rossi. È un quartiere residenziale, che si arricchisce di molte soluzioni progettuali, le quali caratterizzeranno lo stile di Aymonino. In questo e nei periodi successivi larchitetto romano realizza complessi scolastici, un centro direzionale e abitazioni a Pesaro, il Palazzo di Giustizia a Ferrara e altri edifici. Negli anni Ottanta, dopo lesperienza alluniversità di Venezia, Aymonino torna a Roma, alla "Sapienza", e diventa assessore al Centro storico, al posto di Vittoria Calzolari. Dopo lo slancio impresso allamministrazione capitolina da Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, inizia una fase di ripiegamento. I grandi progetti, come quello dei Fori con la soppressione di via dei Fori Imperiali e la formazione di unarea archeologica e verde che riconnetteva la testa di via Appia con il centro della città, progetto promosso da Antonio Cederna, Adriano La Regina, Filippo Coarelli, Leonardo Benevolo e Italo Insolera entrano nel congelatore (anche se Aymonino non fu tra i detrattori del progetto Fori, anzi lo sostenne). Ma era tutta la politica romana che procedeva con passo lento, anche sulle questioni urbanistiche, in sintonia con quanto accadeva nel resto del Paese. Aymonino si impegnò con costanza sul centro di Roma, teorizzando lintervento moderno nellantico e immaginando il riempimento dei tanti vuoti che lo caratterizzavano. E ancora lo caratterizzano, perché molto poco di quelle idee, che suscitarono vivaci discussioni, andò in porto. Fra le ultime cose significative di Aymonino cè sempre il centro storico della capitale, segno di unattrazione intellettuale e culturale, prima che progettuale. In un caso portando a termine la sistemazione della statua equestre di Marco Aurelio; nellaltro partecipando, insieme a Leonardo Benevolo, ma senza lattenzione che a detta di molti avrebbe meritato, al concorso per lassetto di uno dei luoghi più irrisolti, o malamente risolti, della capitale: piazza Augusto Imperatore.
Si dedicò alledilizia popolare e ai centri storici. Fu assessore a Roma - Addio a Carlo Aymonino antico maestro dellarchitettura
Carlo Aymonino, architetto e professore universitario, è morto a Roma all'età di 84 anni. Era nipote di Marcello Piacentini, ma non aveva ereditato la sua retorica fascista. Aymonino aveva lavorato per l'Ina-Casa, un'istituzione che promuoveva l'architettura popolare, e aveva realizzato interventi di edilizia pubblica in diverse città italiane. Era stato assessore al Centro storico di Roma e aveva lavorato per il restauro del centro storico della città. Aymonino era anche stato un esponente di spicco del Pci nella capitale e aveva partecipato a concorsi per progetti urbanistici.
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